Avellino, telefonino nella cella del carcere: assolto Niko Iannuzzi

La difesa di Iannuzzi ha sostenuto che il cellulare era privo di caricabatteria e sim

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Avellino.  

di Paola Iandolo 

Sono stati assolti dal reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti (l’art. 391-ter c.p.) con la formula " perche’ il fatto non sussiste". Questa la decisione del giudice monocratico del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di cinque detenuti all’epoca dei fatti reclusi nel penitenziario casertano. Tra loro anche Niko Iannuzzi, condannato per l’omicidio di Roberto Bembo. Il reo confesso del delitto del 21enne di Mercogliano - dopo alcuni presunti episodi di minaccia - venne trasferito dal carcere di Bellizzi in quello di Santa Maria Capua Vetere.

La perquisizione

Nel corso di una perquisizione gli agenti della Polizia Penitenziaria rinvennero un telefonino. Immediata la denuncia nei confronti di tutti i detenuti presenti nella cella. In aula la Procura aveva invocato la condanna per tutti gli imputati. I penalisti Gaetano Aufiero e Carmine Lanzillo - difensori di Iannuzzi - hanno sostenuto che il telefono rinvenuto nella disponibilità del proprio assistito era privo di batteria, SIM e cavo di alimentazione, dunque non idoneo a effettuare comunicazioni. Un particolare che sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione, quella emessa dalla VI Sezione Penale nel 2025, per cui: “L’oggetto materiale delle condotte alternativamente incriminate dall’art. 391-ter cod. pen. si riferisce al solo dispositivo immediatamente utilizzabile per la comunicazione con l’esterno”. Quindi un telefonino senza schede non sarebbe idoneo alla comunicazione con l’esterno. Ora sono attede le motivazioni della sentenza.