Una proposta concreta, strutturale e non più rinviabile per fermare l'escalation di violenze nelle carceri italiane e restituire sicurezza agli istituti penitenziari.
È quella che il Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Donato Capece, ha formalmente sottoposto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carlo De Michele, chiedendo l'immediata apertura di un confronto istituzionale su una delle emergenze più gravi che investono il sistema penitenziario nazionale.
"La situazione delle nostre carceri - denuncia Capece - non è più tollerabile. Donne e uomini della Polizia Penitenziaria continuano ad essere aggrediti, minacciati, insultati e feriti nello svolgimento del proprio dovere, in un contesto segnato da sovraffollamento, gravissima carenza di organico e condizioni di lavoro sempre più pesanti. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze: servono decisioni coraggiose e una strategia organizzativa capace di prevenire le criticità anziché subirle".
Il Sappe ricorda come il sistema penitenziario italiano stia attraversando una delle fasi più drammatiche della sua storia recente: oltre 64mila detenuti sono oggi ristretti in istituti che dispongono di una capienza regolamentare di poco superiore ai 47mila posti, mentre migliaia di unità mancanti negli organici della Polizia Penitenziaria costringono il personale a turni massacranti, straordinari spesso non recuperati e un'esposizione continua a tensioni operative che stanno producendo conseguenze gravissime anche sul piano umano.
"Il disagio del personale – evidenzia Capece – non può più essere considerato un fenomeno episodico. L'elevato numero di suicidi, il crescente ricorso alle cure per patologie stress-correlate e il diffuso logoramento psicofisico degli operatori testimoniano l'esistenza di una vera e propria patologia sistemica. Lo Stato ha il dovere di intervenire".
Al centro della proposta avanzata dal SAPPE vi è la gestione dei detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall'articolo 14-bis dell'Ordinamento Penitenziario, ossia quei soggetti che, per condotte violente, intimidatorie o gravemente destabilizzanti, compromettono l'ordine e la sicurezza degli istituti, pongono in essere aggressioni nei confronti del personale e degli altri detenuti o impediscono il regolare svolgimento delle attività trattamentali.
"L'esperienza maturata sul campo – spiega Capece – dimostra che un numero crescente di detenuti presenta livelli di pericolosità penitenziaria incompatibili con l'ordinaria organizzazione detentiva. Il regime previsto dall'articolo 14-bis non è una sanzione disciplinare ma uno strumento preventivo e cautelare che il legislatore ha introdotto proprio per fronteggiare situazioni di concreto pericolo. Eppure, troppo spesso, la sua applicazione si scontra con la mancanza di strutture adeguate e di personale specificamente formato".
Da qui la richiesta avanzata al Ministro Nordio e al Capo del DAP: individuare, in ciascuna Regione o, ove necessario, nell'ambito di ogni Provveditorato regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, specifici istituti o sezioni attrezzate per la gestione dei detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare, dotandoli delle necessarie risorse strutturali, tecnologiche e professionali.
Secondo il Sappe, una rete territoriale specializzata consentirebbe di garantire uniformità applicativa sul territorio nazionale, maggiore efficacia delle misure adottate dall'Amministrazione, una migliore tutela del personale e una più razionale distribuzione delle risorse disponibili, favorendo al contempo la formazione di competenze professionali altamente specialistiche.
"La gestione di questi detenuti – sottolinea Capece – comporta un'esposizione al rischio nettamente superiore e responsabilità operative particolarmente gravose. È dunque indispensabile prevedere misure compensative e incentivanti per il personale chiamato a operare in tali realtà".
Tra le proposte formulate dal Sindacato figurano l'assegnazione prioritaria di personale proveniente dai corsi di formazione iniziale con quote aggiuntive rispetto ai criteri ordinari; il potenziamento della formazione specialistica; il riconoscimento degli istituti individuati quali sedi disagiate ai fini della mobilità; specifiche valorizzazioni economiche attraverso gli strumenti contrattuali disponibili; la priorità nell'assegnazione di dotazioni tecnologiche e strumentali idonee a garantire la sicurezza operativa.
"Quella del Sappe non è una richiesta corporativa - conclude Donato Capece - ma una proposta di buon senso e di responsabilità istituzionale. Difendere la sicurezza delle carceri significa difendere la legalità e la credibilità dello Stato.
Non possiamo più permettere che il personale di Polizia Penitenziaria continui a pagare il prezzo più alto dell'immobilismo. Occorre agire subito, prima che l'ennesima aggressione si trasformi nell'ennesima tragedia annunciata. Ci auguriamo che il Ministro Nordio e il Capo del DAP vogliano accogliere questa proposta e farne il punto di partenza di un confronto serio e costruttivo per restituire dignità, sicurezza ed efficienza al sistema penitenziario italiano".
