La guerra interna al Movimento 5 Stelle passa dalle tensioni politiche alle aule di tribunale. La frattura tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte si trasforma in una vera e propria causa legale sul controllo del simbolo e del nome del Movimento. Dopo mesi di scontri e accuse reciproche, sono stati depositati gli atti formali. L’associazione Movimento 5 Stelle con sede a Genova, riconducibile al fondatore, ha avviato un’azione davanti al Tribunale di Roma. La prima udienza è stata fissata per la fine di luglio.
La contesa sul simbolo
Al centro della disputa c’è la titolarità del marchio politico: chi ha il diritto di usare il nome e il simbolo del Movimento. Un nodo cruciale, soprattutto in vista delle future elezioni politiche. Secondo l’impostazione di Grillo e dei suoi, il gruppo guidato da Conte avrebbe ormai preso una direzione autonoma, tale da non poter più rivendicare l’identità originaria del M5S. Da qui la richiesta implicita: costruire un nuovo simbolo. La causa potrebbe quindi avere effetti diretti non solo sull’identità politica, ma anche sulla presenza elettorale del Movimento.
La reazione dei vertici M5S
Nonostante la portata dello scontro, dal quartier generale di Campo Marzio filtra calma. La linea ufficiale è di totale serenità: «Massima tranquillità, lo sapevamo». Un atteggiamento che punta a trasmettere solidità interna, mentre sul piano legale si prepara una battaglia che potrebbe ridefinire gli equilibri del Movimento. A commentare duramente è anche Paolo Becchi, ex ideologo pentastellato, che sui social invita Conte a presentarsi alle elezioni con un proprio simbolo, sostenendo che l’attuale leadership non rappresenti più la storia originaria del Movimento.
Scenari e conseguenze
La decisione del tribunale potrebbe avere ripercussioni profonde. Non si tratta solo di un logo, ma di un patrimonio politico, elettorale e identitario costruito in oltre un decennio. In caso di esito favorevole a Grillo, Conte potrebbe essere costretto a rifondare il Movimento sotto un nuovo nome. Viceversa, una vittoria dell’attuale leadership consoliderebbe definitivamente il passaggio di consegne dal fondatore all’ex premier. La battaglia legale segna così un punto di non ritorno nello scontro interno al M5S, trasformando una crisi politica in una questione giuridica destinata a incidere sul futuro della forza politica.
