L’Unità si ferma, il Pd tratta per riprenderla

Romeo annuncia lo stop, il Nazareno vuole la testata ma senza soci privati

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L’editore Alfredo Romeo sospende le pubblicazioni de l’Unità dopo il gelo nella trattativa con il Pd. Il partito conferma l’interesse all’acquisto, ma rifiuta una convivenza societaria

Il futuro de l’Unità torna appeso a una trattativa politica, editoriale e sentimentale. L’editore Alfredo Romeo ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni dello storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci, sostenendo che il Partito democratico non avrebbe dato seguito al negoziato per l’acquisto della testata. Dal Nazareno, però, la lettura è diversa: il partito conferma di avere manifestato e di continuare a manifestare interesse per riportare il giornale nella propria disponibilità. La distanza, più che sul principio dell’operazione, riguarda la formula dell’accordo.

Il nodo della quota di Romeo

Il punto politico è chiaro: Romeo vorrebbe conservare una quota di minoranza, mentre il Pd non intende entrare in società con un imprenditore privato. È questa la faglia che ha rallentato una trattativa data per vicina alla conclusione. Il partito sarebbe pronto a mettere sul tavolo circa un milione di euro per riacquistare la testata, una cifra superiore ai 910 mila euro con cui il gruppo dell’imprenditore napoletano l’aveva rilevata all’asta dopo il fallimento della precedente società editrice.

La nota dell’editore presenta la sospensione come conseguenza del venir meno della prospettiva che aveva giustificato il suo impegno: custodire il giornale, rimetterne in ordine i conti e restituirlo alla sua “casa naturale”. Dal Pd, invece, filtra la convinzione che l’accordo possa ancora chiudersi in tempi brevi, a condizione che la proprietà passi interamente al partito o a un soggetto da esso controllato.

Una testata più grande dei suoi numeri

Oggi l’Unità è un quotidiano cartaceo leggero, diretto da Piero Sansonetti, costruito soprattutto su opinioni, interviste e interventi politici. Non ha più il peso industriale del Novecento, né la forza di un grande giornale nazionale di massa. Eppure per il Pd conserva un valore che va oltre copie, follower e bilanci. È il nome attorno al quale ogni estate si organizzano centinaia di Feste dell’Unità, un marchio politico e affettivo che continua a parlare alla storia della sinistra italiana.

Per questo la partita non è solo editoriale. Il partito guidato da Elly Schlein si trova con conti considerati solidi e con la possibilità di rimettere mano a un simbolo che da anni vive fuori dal perimetro diretto del Nazareno. La trattativa è seguita dal tesoriere Michele Fina, chiamato a tenere insieme prudenza economica, identità politica e rapporti con l’attuale proprietà.

La lunga crisi del giornale di Gramsci

La vicenda si inserisce in una storia tormentata. L’Unità nacque nel 1924 per iniziativa di Antonio Gramsci e fu per decenni il giornale del comunismo italiano, poi della sinistra postcomunista. Ha attraversato clandestinità, dopoguerra, anni di massa, crisi industriali e cambi di linea politica. Nel 2000 cessò le pubblicazioni, poi tornò e si fermò ancora. Nel 2014 subì una nuova chiusura, nel 2017 un altro stop, fino al fallimento della società editrice dichiarato nel 2022 e alla successiva asta vinta dal gruppo Romeo.

Il rilancio del 2023, con Sansonetti alla direzione, aveva riportato il quotidiano in edicola dopo anni di assenza, ma senza ricomporre la ferita con la vecchia redazione. Diversi ex giornalisti hanno contestato il mancato riassorbimento dei lavoratori delle precedenti gestioni, una pagina rimasta aperta anche nel giudizio politico e sindacale su questa nuova fase.

Schermaglie prima dell’accordo

La domanda, ora, è se lo stop annunciato da Romeo sia una chiusura definitiva o un atto di pressione negoziale. Le parole dell’editore segnano una rottura, ma la disponibilità del Pd a comprare indica che il tavolo non è necessariamente saltato. Più che sulla sopravvivenza della testata, la contesa sembra concentrarsi su chi debba controllarla e con quali garanzie.

Per il Nazareno, riprendersi l’Unità significa recuperare un pezzo della propria genealogia politica, ma anche evitare che un simbolo identitario resti esposto a crisi ricorrenti e proprietà esterne. Per Romeo, invece, la cessione senza alcun ruolo residuo significherebbe uscire del tutto da un’operazione presentata fin dall’inizio come custodia temporanea.

La trattativa resta dunque aperta, ma fragile. L’Unità ha già conosciuto troppe chiusure perché una sospensione venga letta come un semplice incidente di percorso. Questa volta, però, il paradosso è evidente: il giornale rischia di fermarsi proprio mentre il suo vecchio mondo politico prova a riprenderselo.