La tensione dentro Report non sembra essersi esaurita con la smentita ufficiale della redazione. Attorno al programma d'inchiesta di Rai 3 si è aperta una partita che riguarda gli equilibri interni, il ruolo di Sigfrido Ranucci e, sullo sfondo, le valutazioni della Rai sul futuro della trasmissione.
Il quadro che emerge dalle ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore è quello di una redazione con caratteristiche particolari all'interno della direzione Approfondimento della Rai: dodici giornalisti assunti, affiancati da una platea molto più ampia di collaboratori esterni, e una struttura fortemente legata alla figura del suo conduttore e responsabile.
Ranucci è infatti caporedattore di Report e contemporaneamente vicedirettore dell'Approfondimento. Una concentrazione di ruoli che negli ultimi tempi è diventata uno dei punti attorno ai quali si è sviluppato il confronto interno.
Le riunioni e le critiche nella squadra
Uno dei passaggi decisivi risalirebbe al 16 luglio, quando la squadra si è riunita dopo gli sviluppi dell'inchiesta sull'attentato contro Ranucci e il coinvolgimento giudiziario di Valter Lavitola, indagato nell'ambito delle verifiche sul possibile mandante dell'attacco.
La vicenda avrebbe aperto una discussione anche sulle frequentazioni del giornalista. Il confronto, inizialmente informale e allargato non soltanto ai giornalisti ma anche ad altre figure professionali della trasmissione, avrebbe progressivamente investito il funzionamento stesso della redazione.
Da quelle riunioni sarebbe nata la proposta di convocare periodicamente assemblee plenarie con la partecipazione dei diversi reparti di Report. Ma soprattutto sarebbe stata avanzata l'ipotesi di creare un coordinamento permanente e individuare due giornalisti da affiancare a Ranucci.
I nomi indicati sarebbero quelli di Giorgio Mottola e Giulio Valesini, entrambi interni alla Rai e da tempo protagonisti delle inchieste della trasmissione. L'ipotesi, secondo le ricostruzioni giornalistiche, è stata successivamente smentita dalla stessa redazione.
Il documento sullo "spirito di Report"
Il confronto sarebbe andato oltre le questioni organizzative. In un verbale delle riunioni interne sarebbe stata ribadita la missione della trasmissione: indagare sulle dinamiche e sulle distorsioni del potere indipendentemente dal colore politico dei soggetti coinvolti.
Nello stesso documento sarebbe comparso anche un richiamo all'opportunità di evitare la partecipazione a manifestazioni elettorali, di partito o promosse da soggetti politici quando questa possa danneggiare la credibilità del programma.
Una posizione interpretata come critica all'esposizione pubblica di Ranucci, anche se il tema avrebbe riguardato più in generale la necessità di preservare l'immagine di autonomia della trasmissione.
La bozza elaborata dalla squadra sarebbe stata sottoposta a una votazione informale e quindi trasmessa al conduttore. La successiva gestione del documento e della comunicazione pubblica rappresenta uno dei punti sui quali le ricostruzioni divergono.
La smentita non chiude il caso
Sabato è arrivata infatti una nota attribuita alla redazione di Report che ha escluso l'esistenza di una spaccatura e ribadito il sostegno al conduttore. Ma proprio le modalità con cui sarebbe stato preparato e diffuso quel comunicato avrebbero alimentato ulteriori malumori.
La particolare organizzazione della redazione e l'assenza di un proprio organismo sindacale renderebbero più complessa la formalizzazione delle posizioni collettive. Anche la gestione della smentita sarebbe così diventata oggetto di discussione interna.
Il risultato è un paradosso: ufficialmente la fronda contro Ranucci non esiste, mentre le indiscrezioni continuano a raccontare un confronto molto acceso sul modo in cui Report dovrà essere guidato.
Le valutazioni della Rai
La questione ha inevitabilmente raggiunto i vertici della Rai. L'azienda starebbe valutando la condotta di Ranucci e comincerebbe anche a ragionare sugli scenari futuri della trasmissione e su un'eventuale successione. Al momento, tuttavia, non risulta formalizzata una decisione sulla guida del programma.
Il dossier si inserisce in settimane già difficili per Report. A luglio la Rai aveva sospeso le repliche estive della trasmissione, mentre Ranucci e altri giornalisti del programma avevano intrapreso iniziative giudiziarie denunciando, tra l'altro, presunte condotte diffamatorie e la rivelazione di segreti d'indagine.
Lo scontro diventa anche politico
Alla tensione interna si sovrappone inevitabilmente quella politica. Il centrodestra ha rilanciato le contestazioni nei confronti della trasmissione, anche in relazione al caso del documentario Food for Profit, mentre dalle opposizioni arrivano accuse di una campagna finalizzata a indebolire Ranucci e la sua redazione.
La vicenda coinvolge quindi tre piani distinti che nelle prossime settimane saranno difficili da separare: il confronto tra i giornalisti di Report, le decisioni aziendali della Rai e lo scontro politico che da tempo accompagna alcune delle inchieste della trasmissione.
Per ora Ranucci resta alla guida del programma. La smentita ufficiale ha escluso l'esistenza di un ammutinamento, ma non ha cancellato le questioni emerse nelle riunioni interne. Saranno le prossime mosse della Rai a chiarire se il confronto resterà confinato all'organizzazione della redazione oppure si trasformerà in una vera partita sulla futura conduzione di uno dei programmi d'inchiesta più riconoscibili del servizio pubblico.
