Naviglio Grande, 120 tonnellate di acqua contaminata: caccia ai responsabili

Individuato un tombino a Magenta: l'ipotesi è uno scarico illecito da un'autobotte

naviglio grande 120 tonnellate di acqua contaminata caccia ai responsabili

La fase acuta dell’emergenza è chiusa, ma restano residui e danni ambientali. Il materiale aspirato vale circa 120 mila litri. La Procura indaga per inquinamento ambientale e cerca l’origine dello sversamento

Dopo la corsa contro il tempo per fermare la macchia nera, sul Naviglio Grande cominciano la bonifica, la conta dei danni e soprattutto la caccia a chi potrebbe aver provocato uno degli episodi di inquinamento più gravi degli ultimi anni lungo il sistema dei Navigli milanesi. La fase più critica dell'emergenza è stata superata, ma il conto delle operazioni ha già oltrepassato i 100 mila euro e potrebbe aumentare sensibilmente. Soltanto sabato sono state aspirate circa 120 tonnellate di acque contaminate, equivalenti a circa 120 mila litri di materiale che dovrà essere trasportato, trattato e smaltito.

La novità investigativa più importante arriva da Ponte Vecchio di Magenta, dove sarebbe stato individuato il punto dal quale l'inquinante è entrato nella rete e poi nel canale. L'attenzione degli investigatori si concentra su un grosso tombino. Le verifiche avrebbero mostrato acque pulite a monte e contaminate a valle, verso Milano. È un elemento che rafforza l'ipotesi di uno scarico deliberato, forse effettuato durante la notte utilizzando un'autobotte.

Il tombino che può portare ai responsabili

La ricostruzione iniziale aveva fatto pensare a un incidente durante lavori in un'area del Magentino, con la possibile rottura di una condotta. Con il passare delle ore questa pista ha perso consistenza. Una perdita da una tubazione avrebbe dovuto provocare anomalie nella pressione dell'impianto e, soprattutto, continuare fino alla riparazione. Lo sversamento, invece, si è esaurito senza che emergesse una rottura compatibile con la quantità di idrocarburi finita nell'acqua.

Da qui l'ipotesi sulla quale ora si concentrano gli accertamenti: un conferimento illegale di materiale inquinante nella rete fognaria. Potrebbe trattarsi del contenuto di un'autobotte svuotata abusivamente oppure di residui provenienti da un deposito. È ancora un'ipotesi investigativa, non una conclusione. La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per inquinamento ambientale e gli accertamenti puntano a ricostruire provenienza, quantità e composizione esatta della sostanza.

Un passaggio decisivo arriverà dalle analisi di Arpa Lombardia. I campioni dovranno chiarire con precisione che cosa abbia attraversato il canale. Le prime valutazioni hanno indicato una miscela di idrocarburi, con presenza soprattutto di gasolio e oli esausti, ma saranno gli esami di laboratorio a fornire elementi utili anche all'inchiesta.

Quattro autobotti di acqua contaminata

Le dimensioni dell'intervento spiegano anche l'entità del conto. Durante le operazioni di aspirazione sono state riempite quattro autobotti da circa 30 metri cubi l'una. Il materiale raccolto deve ora essere considerato rifiuto contaminato, conferito in impianti autorizzati e sottoposto al trattamento previsto per sostanze di questo tipo.

La gestione dello smaltimento è affidata al Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi. La prima valutazione economica supera i 100 mila euro, ma si tratta di una cifra ancora provvisoria. Il costo finale dipenderà dalla composizione del materiale, dai quantitativi che dovranno essere recuperati nei prossimi giorni e dalle successive operazioni di risanamento. Secondo la ricostruzione attuale, le spese immediate saranno sostenute dalla Regione Lombardia, competente sul sistema dei Navigli.

Resta naturalmente aperta la partita della responsabilità. Se l'inchiesta dovesse individuare l'autore dello scarico, il tema del recupero dei costi e dei danni ambientali potrebbe spostarsi sul piano giudiziario.

Le barriere restano nel Naviglio

La grande chiazza ha percorso circa 28 chilometri, dal Magentino fino alle porte del centro di Milano. Una piccola parte degli inquinanti è riuscita a raggiungere la Darsena, ma il sistema di contenimento predisposto lungo il percorso ha intercettato la gran parte del materiale prima che potesse entrare nel reticolo idrico più esteso della città.

Sono state realizzate sette linee di contenimento con panne assorbenti e barriere galleggianti tra Robecco sul Naviglio, Gaggiano, Trezzano sul Naviglio e Milano, con un presidio particolarmente importante nella zona di San Cristoforo e di via Lodovico il Moro. Le spugne e le reti resteranno in acqua fino a quando non cesserà del tutto il passaggio di residui oleosi, vegetazione impregnata e altri materiali contaminati.

Nel canale sono ancora visibili localmente piccole iridescenze e residui. Il Naviglio Pavese, secondo le verifiche disponibili, non risulta invece essere stato investito dalla massa principale dello sversamento. La chiusura preventiva delle derivazioni irrigue ha avuto un ruolo determinante: secondo il Consorzio Villoresi, la manovra ha evitato che gli inquinanti si propagassero attraverso la rete destinata alle campagne del Milanese.

Il danno alla fauna e l'incognita sull'ambiente

L'emergenza operativa può essere considerata sotto controllo, quella ambientale no. Il Parco del Ticino ha segnalato conseguenze sulla fauna ittica e sugli uccelli acquatici. Nei giorni dello sversamento sono stati osservati animali imbrattati dagli idrocarburi, mentre gli operatori hanno dovuto intervenire anche per proteggere gli esemplari che frequentano abitualmente il canale.

Per conoscere la reale estensione del danno servirà tempo. Gli idrocarburi possono depositarsi sulle sponde, impregnare sedimenti e materiale vegetale e produrre effetti che non coincidono necessariamente con la scomparsa della chiazza visibile. Il monitoraggio dovrà quindi continuare anche dopo la rimozione delle ultime barriere.

È anche per questo che l'assessore alla Protezione civile del Comune di Milano, Marco Granelli, ha chiesto un impegno più forte e coordinato di tutte le istituzioni, a partire dalla Regione Lombardia. Dopo aver evitato che l'onda inquinante si propagasse nel sistema irriguo, resta da affrontare la fase meno spettacolare ma più lunga: capire quanto è stato danneggiato, ripristinare il canale e trovare chi ha provocato lo sversamento.

Se l'ipotesi dell'autobotte dovesse essere confermata, quello che venerdì era apparso come un grave incidente cambierebbe definitivamente natura. Non più una falla tecnica, ma un enorme smaltimento abusivo capace di mettere a rischio un corso d'acqua, la fauna e una parte importante del sistema agricolo alle porte di Milano.