Il Campidoglio si è fermato per l’ultimo saluto a Emma Bonino. Nella Sala della Protomoteca, a Roma, si sono svolti i funerali di Stato in forma laica della storica leader radicale, morta l’11 settembre a 78 anni. Una cerimonia solenne, ma costruita soprattutto attorno alle parole di chi con lei ha condiviso battaglie politiche, incarichi istituzionali e un percorso lungo mezzo secolo tra diritti civili ed europeismo.
Alle esequie hanno partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa e rappresentanti di quasi tutti gli schieramenti. In Campidoglio sono arrivati, tra gli altri, Romano Prodi, Enrico Letta, Massimo D’Alema, Mario Monti, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Elly Schlein, Carlo Calenda e diversi esponenti della galassia radicale. Ad accogliere le autorità anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova.
Il ricordo di Prodi e Letta
A tracciare uno dei ritratti più politici di Bonino è stato Romano Prodi, che ha ricordato le battaglie condotte insieme contro la pena di morte e le mine antiuomo. Le divergenze, ha spiegato l’ex presidente del Consiglio, non cancellarono mai il riconoscimento per una determinazione fuori dal comune. «La sua battaglia per i deboli e gli indifesi è stata la sua stella polare», ha detto.
Nel suo intervento Prodi ha insistito anche sulla fragilità delle conquiste nel campo dei diritti umani, sottolineando quanto Bonino fosse consapevole che nessun risultato potesse essere considerato definitivamente acquisito. Una convinzione che attraversò tutta la sua attività politica, dagli anni delle campagne radicali fino agli incarichi di governo e alle istituzioni europee.
Enrico Letta, che nel 2013 la volle ministra degli Esteri, ha invece legato il ricordo personale all’azione di governo. Ha richiamato la gestione dell’emergenza nel Mediterraneo e la nascita dell’operazione Mare Nostrum, sottolineando come per Bonino la tutela delle vite umane dovesse restare al centro delle decisioni politiche. Per l’ex premier, la sua eredità non appartiene soltanto alla generazione che l’ha conosciuta: appartiene soprattutto ai giovani chiamati a misurarsi con le stesse questioni di libertà, democrazia ed Europa.
Magi: continuare le sue battaglie
È stato Riccardo Magi, segretario di +Europa, a riportare al centro della cerimonia il metodo politico radicale. Ha ricordato una Bonino capace di contestare le istituzioni e, quando lo riteneva necessario, di disobbedire a leggi considerate ingiuste, assumendosi però sempre la responsabilità delle proprie scelte. Una disobbedienza concepita non contro lo Stato, ma come strumento per cambiarlo.
Nel ricordo di Carla Taibi, che per sedici anni è stata al fianco della leader radicale, è emersa invece la dimensione quotidiana di una donna esigente prima di tutto con se stessa, ostinata nello studio dei dossier e poco incline alla resa. Dalle libertà femminili alla lotta contro la pena di morte, dalla Corte penale internazionale ai diritti dei migranti, fino allo Stato di diritto e al progetto degli Stati Uniti d’Europa, le sue campagne sono state rievocate come parti di un unico disegno politico fondato sulla libertà individuale e sulla responsabilità.
Anche Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, ha richiamato una delle battaglie internazionali più importanti di Bonino, quella per la nascita e la difesa della Corte penale internazionale, indicando proprio nella tutela delle istituzioni multilaterali uno dei terreni sui quali proseguire il suo impegno.
L’ultimo applauso del Campidoglio
All’esterno della Sala della Protomoteca, un maxi schermo ha permesso ai cittadini presenti in piazza di seguire la cerimonia. Al termine delle esequie Mattarella e Meloni, insieme ai familiari e alle altre autorità, hanno accompagnato il feretro verso l'uscita del palazzo. L’ultimo passaggio in Campidoglio è stato segnato da un lungo applauso.
Si è chiuso così l’omaggio istituzionale a una protagonista che, pur senza appartenere stabilmente alle grandi forze politiche del Paese, ha attraversato governi, Parlamento italiano e istituzioni europee portando temi destinati spesso a diventare patrimonio comune soltanto molti anni dopo. L’ultimo saluto ha restituito proprio questa immagine: quella di una figura rimasta radicale fino alla fine, capace però di raccogliere nel giorno dell’addio il riconoscimento di mondi politici che per decenni l’avevano sostenuta, contrastata o sfidata.
