Peste suina, allarme Coldiretti: «I Comuni intervengano subito»

L'associazione scrive ai sindaci: ritardi nella scelta delle aree per le carcasse dei cinghiali

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Coldiretti Firenze Prato sollecita interventi urgenti contro la diffusione del virus. Mancano i locali per lo stoccaggio delle carcasse. Già 843 i cinghiali positivi secondo i dati citati dall'associazione. Timori per gli allevamenti

La peste suina africana avanza e il mondo agricolo teme che i ritardi amministrativi possano compromettere le attività di contenimento del virus. A lanciare l'allarme è Coldiretti Firenze Prato, che ha inviato una lettera ai sindaci dei Comuni della provincia di Prato per chiedere un'accelerazione immediata nell'attuazione delle misure di prevenzione.

Al centro della denuncia c'è una questione concreta, ma decisiva per la gestione dell'emergenza: la mancata individuazione di locali idonei allo stoccaggio temporaneo delle carcasse dei cinghiali trovati morti sul territorio o abbattuti nell'ambito delle attività di controllo sanitario.

Secondo l'organizzazione agricola, le amministrazioni comunali non avrebbero ancora individuato gli spazi necessari, con il rischio di rallentare le operazioni previste dai protocolli di biosicurezza.

Una situazione che preoccupa particolarmente gli allevatori, già alle prese con le conseguenze economiche e sanitarie della malattia, che continua a interessare diversi territori della Toscana.

La lettera ai sindaci e l'allarme sui ritardi

La richiesta è stata formalizzata in una comunicazione firmata dal presidente provinciale di Coldiretti, Cesare Buonamici, e dal direttore provinciale, Angelo Corsetti. La lettera è stata indirizzata ai primi cittadini dei Comuni pratesi e trasmessa per conoscenza alla Prefettura e alla Provincia di Prato.

L'associazione denuncia una situazione di stallo nell'individuazione delle aree necessarie alla raccolta delle carcasse. Un passaggio che non può essere rimandato perché rappresenta una componente essenziale della strategia di contenimento della peste suina africana.

Il protocollo sanitario prevede infatti che i cinghiali rinvenuti morti o abbattuti nelle attività di controllo vengano trasferiti in strutture adeguate, dove devono rimanere in attesa dei risultati delle analisi effettuate dall'azienda sanitaria. Solo successivamente si può procedere allo smaltimento, rispettando le disposizioni sanitarie.

La mancanza di questi spazi rischia, secondo Coldiretti, di ostacolare la gestione delle carcasse e rendere più complicata l'applicazione delle misure di biosicurezza.

Buonamici: «Il contagio non aspetta la burocrazia»

Il presidente provinciale Cesare Buonamici richiama le istituzioni a una maggiore rapidità, evidenziando i rischi per il settore suinicolo.

«Il contagio non aspetta né i tempi della politica, né quelli della burocrazia. Ne sanno qualcosa gli allevatori che hanno dovuto abbattere i loro capi. Questa malattia è una calamità per il comparto suinicolo», sottolinea il presidente.

Una presa di posizione che arriva dopo le criticità emerse durante l'ultimo tavolo di coordinamento del Gruppo Operativo Territoriale di Prato, dove sono stati affrontati i problemi legati all'organizzazione delle attività di prevenzione.

«La gestione dell'emergenza rappresenta una responsabilità collettiva, che richiede la piena collaborazione di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze», aggiunge Buonamici.

L'associazione agricola teme che il territorio pratese possa trovarsi ad affrontare difficoltà analoghe a quelle già registrate nelle province vicine, dove la diffusione del virus ha imposto interventi particolarmente impegnativi.

Già 843 cinghiali positivi, l'emergenza in Toscana

A rendere più urgente la situazione sono i numeri richiamati dall'organizzazione agricola. Secondo i dati ufficiali citati da Coldiretti nella nota del 30 ottobre, i cinghiali risultati positivi alla peste suina africana sono 843, di cui 35 nella provincia di Pistoia. Il comunicato non specifica in modo univoco l'intero ambito territoriale del totale di 843 casi.

La malattia ha già interessato territori delle province di Massa-Carrara, Lucca e Pistoia. Anche alcuni Comuni della provincia di Prato rientrano nelle zone sottoposte a restrizioni e controlli sanitari.

La peste suina africana è una malattia virale che colpisce i suini domestici e i cinghiali. Non si trasmette all'uomo e non costituisce un pericolo diretto per la salute delle persone, ma può avere conseguenze devastanti per gli allevamenti e per la filiera produttiva.

L'introduzione del virus in un allevamento può comportare l'abbattimento degli animali, limitazioni alla movimentazione e pesanti ripercussioni economiche. Per questo le attività di sorveglianza sulla fauna selvatica e la gestione delle carcasse rappresentano strumenti fondamentali per ridurre il rischio di diffusione.

Le richieste ai Comuni: aree idonee e risposte rapide

Nella lettera ai sindaci, Coldiretti Firenze Prato chiede innanzitutto di verificare con la massima urgenza la disponibilità di strutture comunali o altri spazi utilizzabili per lo stoccaggio temporaneo delle carcasse.

Le aree individuate dovranno essere sottoposte alla valutazione delle autorità sanitarie competenti, chiamate a verificarne l'idoneità rispetto alle prescrizioni previste per la gestione dell'emergenza.

L'organizzazione sollecita inoltre le amministrazioni a comunicare tempestivamente i risultati delle verifiche, anche quando non siano stati trovati locali disponibili. L'obiettivo è consentire alle istituzioni coinvolte di valutare soluzioni alternative senza accumulare ulteriori ritardi.

Un altro punto riguarda il coordinamento operativo tra Regione Toscana, Provincia di Prato, Polizia Provinciale e Servizio Veterinario dell'Azienda USL.

Secondo Coldiretti sarebbero già disponibili due dispositivi di cattura in dotazione alla Polizia Provinciale, che potrebbero essere attivati rapidamente nelle aree in cui non risulti possibile intervenire con altre modalità.

I controlli sui cinghiali e la prevenzione

Il territorio pratese è già interessato da misure di contenimento. La Provincia di Prato ha annunciato l'avvio, dal 10 ottobre, degli abbattimenti sanitari dei cinghiali nelle zone di restrizione R1 dei Comuni di Cantagallo, Vernio, Vaiano, Montemurlo e Prato.

Gli interventi, autorizzati dalla Regione Toscana e gestiti dalla polizia provinciale, sono finalizzati alla prevenzione e al contenimento della malattia, secondo le prescrizioni sanitarie vigenti. Nelle zone R1 interessate dall'avvio delle operazioni non risultavano casi accertati negli animali alla data del comunicato provinciale del 9 ottobre.

La gestione delle carcasse costituisce un passaggio strettamente collegato a queste attività. Senza strutture idonee per il deposito temporaneo e per i controlli sanitari, l'organizzazione degli interventi può diventare più complessa.

Anche la Regione Toscana ha richiamato i Comuni all'applicazione delle misure di biosicurezza previste dall'ordinanza commissariale numero 4 del 2026. Le disposizioni riguardano le attività nelle aree sottoposte a restrizione e richiedono la collaborazione delle amministrazioni, degli operatori agricoli e della cittadinanza.

Coldiretti offre collaborazione, ora si attendono i sindaci

L'associazione ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni e con gli organismi competenti, coinvolgendo anche le aziende agricole associate per segnalare le situazioni di maggiore criticità e contribuire all'individuazione degli interventi più efficaci.

La richiesta non riguarda soltanto l'individuazione di spazi per il deposito delle carcasse, ma anche la capacità delle amministrazioni di operare in modo coordinato davanti a un'emergenza che supera i confini comunali.

Per gli allevatori il fattore tempo rimane determinante. Ogni ritardo nell'applicazione delle misure di prevenzione viene percepito come un rischio aggiuntivo per un settore già esposto a perdite economiche e limitazioni produttive.

Con la lettera, Coldiretti Firenze Prato chiede dunque ai sindaci un'assunzione concreta di responsabilità. L'obiettivo è arrivare rapidamente all'individuazione delle aree necessarie e rendere pienamente operative le procedure di controllo.

La questione è ora nelle mani delle amministrazioni locali e delle autorità sanitarie. Dalla loro capacità di coordinarsi dipenderà anche l'efficacia delle misure di prevenzione messe in campo per proteggere gli allevamenti e l'economia agricola del territorio.