La soglia dei due euro non è stata soltanto superata. La corsa dei carburanti continua anche nella mattinata di venerdì 21 agosto e porta la benzina al livello più alto da circa tre anni. Secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della verde in modalità self sulla rete stradale nazionale è salito a 2,005 euro al litro, dai 2,002 di giovedì. Il gasolio ha raggiunto 2,122 euro, mentre in autostrada le medie sono arrivate rispettivamente a 2,080 e 2,194 euro al litro.
Il nuovo rialzo aggrava una situazione già difficile per automobilisti e imprese. Per la benzina non si vedevano valori simili dal settembre 2023. Il diesel, invece, continua a viaggiare stabilmente sopra i due euro nonostante l'intervento fiscale deciso dal governo nelle ultime settimane.
Lo sconto sul diesel divorato dai rincari
Il punto più delicato riguarda proprio il gasolio. Il governo aveva prorogato fino al 25 agosto la riduzione temporanea di 17 centesimi al litro, considerando accisa e Iva, con un intervento da circa 245 milioni di euro. Ma l'aumento delle quotazioni internazionali ha progressivamente eroso il beneficio alla pompa. Già il 18 agosto il diesel era tornato sui livelli registrati prima dell'ultimo decreto sulle accise.
Ora la scadenza si avvicina e il problema torna sul tavolo dell'esecutivo. Il meccanismo previsto dal governo prevede dal 25 agosto il ritorno delle cosiddette accise mobili, attraverso le quali parte dell'extragettito Iva generato dall'aumento dei carburanti può essere utilizzato per ridurne la tassazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva assicurato che la situazione sarebbe stata monitorata per valutare ulteriori interventi.
Il margine di manovra resta però stretto. Per finanziare l'ultima proroga sono già stati utilizzati tagli ai bilanci dei ministeri e nei mesi precedenti sono state mobilitate risorse per miliardi. Se le quotazioni energetiche dovessero restare elevate, il governo dovrebbe decidere se proseguire con misure temporanee o trovare una soluzione più strutturale.
Hormuz continua a pesare sui distributori
Alla radice della nuova fiammata c'è ancora la crisi energetica internazionale. Dopo il raffreddamento registrato a giugno, legato alle speranze di una stabilizzazione dello Stretto di Hormuz, il fallimento della tregua tra Stati Uniti e Iran ha riportato pressione sulle quotazioni di petrolio e prodotti raffinati.
Giovedì il Brent ha superato nuovamente i 94 dollari al barile, mentre il Wti americano è salito sopra gli 88 dollari. Le tensioni nel Golfo e l'incertezza sui flussi attraverso Hormuz continuano a trasferirsi rapidamente sui mercati energetici e, con qualche ritardo, sui listini praticati nelle stazioni di servizio.
La conseguenza è evidente osservando il percorso dei prezzi italiani. Unem, l'Unione Energie per la Mobilità, rileva che già nel mese di luglio il prezzo medio della benzina era salito a 1,908 euro al litro e quello del gasolio a 2,027, rispettivamente 4,3 e 7,3 centesimi in più rispetto a giugno. Da allora la corsa è proseguita.
Sale anche il gas
Il problema non riguarda soltanto chi deve fare rifornimento. Alla Borsa di Amsterdam il contratto Ttf sul gas naturale con consegna a settembre ha superato giovedì 65,5 euro per megawattora, con un rialzo del 3,5 per cento nella seduta. Il valore è più che doppio rispetto ai livelli precedenti all'escalation nel Golfo.
È un segnale che allarga il perimetro dell'emergenza. Un prezzo del gas persistentemente elevato può trasferirsi sulle bollette e sui costi di produzione delle imprese, mentre petrolio e diesel incidono direttamente sulla logistica e sul trasporto delle merci. Il rischio è che la nuova ondata energetica finisca gradualmente per alimentare anche i prezzi al consumo.
Il diesel frena trasporti e imprese
I primi effetti sono già visibili nei consumi. A luglio le vendite di gasolio per autotrazione sono diminuite dell'8,4 per cento, pari a 191 mila tonnellate in meno rispetto allo stesso mese del 2025. La flessione è stata particolarmente forte nel canale extra-rete, quello maggiormente collegato al trasporto pesante, dove il calo ha raggiunto il 13,5 per cento.
Il dato riflette anche un'economia produttiva debole, ma per Unem il rialzo dei prezzi ha contribuito a comprimere la domanda. La benzina si è invece mossa in direzione opposta: i consumi sono cresciuti del 3,1 per cento, tornando a quota 900 mila tonnellate, il volume mensile più elevato degli ultimi sedici anni.
Per autotrasportatori, artigiani e professionisti che percorrono migliaia di chilometri ogni mese, il gasolio rappresenta però un costo difficilmente comprimibile. La CGIA di Mestre aveva già calcolato a inizio agosto che, rispetto al periodo precedente alla guerra nel Golfo, il pieno di un autocarro sotto le 7,5 tonnellate poteva costare circa 180 euro in più.
Taxi e Ncc chiedono sostegni
Tra le categorie più esposte ci sono anche taxisti e operatori Ncc. Le associazioni chiedono da settimane di estendere gli strumenti di compensazione riconosciuti ad altri comparti del trasporto. ANITraV ha sollecitato i ministeri dei Trasporti e dell'Economia affinché il credito d'imposta contro il caro carburanti venga applicato anche ai servizi pubblici non di linea.
La tensione sta crescendo soprattutto nelle grandi città, dove il costo del carburante incide direttamente sui margini di chi lavora molte ore al giorno alla guida. La prospettiva di nuovi rincari dopo il 25 agosto alimenta il timore di proteste e possibili riduzioni del servizio se non arriveranno misure aggiuntive.
Conte chiede un intervento immediato
Sul fronte politico le opposizioni aumentano la pressione sull'esecutivo. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte accusa il governo di essere intervenuto tardi e con misure insufficienti e chiede la convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario sul caro energia.
La critica riguarda soprattutto la scelta di concentrare l'ultimo sconto sul diesel, lasciando fuori la benzina proprio mentre anche la verde tornava sopra i due euro. Le associazioni dei consumatori spingono nella stessa direzione e chiedono non solo una proroga dell'intervento sul gasolio, ma anche una riduzione della componente fiscale sulla benzina.
Il prossimo passaggio è il 25 agosto
È quella la data che può cambiare nuovamente il quadro. Senza nuovi interventi, la protezione fiscale straordinaria sul diesel arriverà a scadenza mentre i prezzi di mercato si trovano già sui massimi dell'estate. La capacità delle accise mobili di compensare rapidamente i rialzi dipenderà dall'extragettito disponibile e dall'evoluzione del greggio.
Per il governo la scelta diventa così economica e politica insieme. Lasciare che i prezzi seguano il mercato significherebbe trasferire integralmente lo shock energetico su famiglie e imprese. Continuare con gli sconti richiede invece nuove coperture e rischia di trasformare una misura emergenziale in un intervento permanente.
Intanto il dato che arriva dai distributori è già sufficiente a restituire la dimensione della crisi: benzina a 2,005 euro, gasolio a 2,122 e diesel autostradale vicino a 2,20 euro. La soglia psicologica è caduta. Ora la domanda è quanto a lungo resterà superata.
