Alta tensione alla Camera dei Deputati sul decreto sicurezza, con il governo deciso a tirare dritto nonostante i rilievi del Quirinale. Dopo ore convulse, prende quota l’ipotesi di approvare il testo senza modifiche immediate, rinviando a un successivo intervento correttivo la norma più controversa: quella sui rimpatri dei migranti.
Il provvedimento, ormai vicino alla scadenza, rischia infatti di arenarsi se non approvato rapidamente. Per questo la maggioranza valuta una soluzione che consenta di salvare il decreto nel suo complesso, rimandando a un secondo momento la correzione delle criticità sollevate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il nodo della norma contestata
Al centro dello scontro c’è la cosiddetta “remigrazione”, una misura sui premi per i rimpatri che ha sollevato dubbi di costituzionalità. Dopo un confronto al Colle tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e lo stesso Mattarella, era emersa l’ipotesi di modificare subito il testo. Tuttavia, la Ragioneria dello Stato ha bocciato le possibili correzioni per mancanza di coperture economiche.
A quel punto, la linea della maggioranza è cambiata. L’orientamento prevalente è ora approvare il decreto così com’è, accettando il rischio di una possibile mancata promulgazione da parte del Capo dello Stato. “Eventuali aggiustamenti tecnici saranno valutati in un altro provvedimento”, ha spiegato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.
Scontro politico in Aula
L’avvio dei lavori a Montecitorio è stato segnato dalle proteste delle opposizioni, che hanno chiesto chiarimenti immediati sulla strategia del governo. La capogruppo del Partito Democratico Chiara Braga ha parlato di “scontro istituzionale da non banalizzare”, mentre Riccardo Magi di Più Europa ha definito la situazione “di una gravità straordinaria”. Critiche anche da Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha ricordato come i rilievi del Colle siano stati “molto chiari”.
Il clima resta teso anche per ulteriori criticità emerse durante l’esame del testo. In commissione Bilancio sono stati infatti sollevati dubbi su altre norme prive di adeguate coperture finanziarie, alimentando nuove incertezze sull’intero impianto del decreto.
Verso un decreto correttivo
L’ipotesi di un secondo decreto legge appare ormai la via più probabile per uscire dall’impasse. Una scelta che consentirebbe di evitare lo stop immediato del provvedimento, ma che apre un delicato precedente nei rapporti tra governo e Presidenza della Repubblica.
Resta da capire se il Quirinale accetterà questa strategia o se deciderà di intervenire prima, rifiutando la firma su un testo ritenuto problematico. In ogni caso, la partita sul decreto sicurezza si conferma uno dei passaggi politici più delicati di queste settimane.
