Le parole di Roberto Vannacci sul femminicidio aprono un nuovo fronte politico. A reagire con durezza sono Laura Castelli, presidente di Sud chiama Nord ed ex viceministra dell’Economia, e Valeria Valente, senatrice del Partito Democratico, che accusano il leader di Futuro Nazionale di negare la specificità della violenza maschile contro le donne e di cancellare anni di battaglie civili.
Per Castelli, la dichiarazione attribuita a Vannacci, secondo cui il femminicidio non esisterebbe come fenomeno autonomo, rappresenta un limite superato. “È agghiacciante”, afferma la presidente di Sud chiama Nord, secondo cui su un tema come la violenza di genere non possono esserci provocazioni né ambiguità. La lotta contro la violenza sulle donne, aggiunge, non ha colore politico e non può essere trasformata in terreno di consenso personale.
La richiesta di pene più dure
La posizione di Sud chiama Nord è netta: non solo riconoscere la gravità del femminicidio, ma inasprire ulteriormente le pene. Castelli sostiene che ridimensionare il fenomeno significhi colpire la memoria delle donne uccise e il lavoro di chi, negli anni, ha chiesto strumenti più efficaci per prevenire, punire e contrastare la violenza di genere.
Il punto politico è anche culturale. Negare il femminicidio, secondo l’ex viceministra, significa rifiutare di vedere il contesto in cui molti omicidi di donne maturano: rapporti di possesso, controllo, sopraffazione, incapacità di accettare l’autonomia femminile. Non una formula ideologica, ma una categoria utile a leggere una dinamica sociale e criminale ricorrente.
Il Pd: “Battaglia giusta”
Dalla stessa linea parte Valeria Valente. La senatrice del Pd afferma che le parole di Vannacci confermano la necessità di proseguire la battaglia culturale e legislativa sul femminicidio. Chi nega l’esistenza del fenomeno, sostiene, nega anche la specificità della violenza maschile e il rapporto di potere che spesso la sostiene.
Valente richiama poi una contraddizione politica. Il reato di femminicidio è stato approvato all’unanimità, anche con i voti di parlamentari che oggi gravitano nell’area di Futuro Nazionale. Per la senatrice democratica, Vannacci contesta oggi ciò che parte del suo stesso mondo politico aveva riconosciuto come necessario e urgente.
Una polemica che interroga la destra
La polemica arriva mentre Futuro Nazionale prova a consolidare il proprio spazio politico alla destra della maggioranza. Le parole di Vannacci diventano così un test anche per il centrodestra di governo, chiamato dalle opposizioni a chiarire se intenda prendere le distanze da una posizione considerata incompatibile con il percorso parlamentare che ha portato al riconoscimento del reato.
Il tema non riguarda soltanto il confronto tra partiti. Tocca il linguaggio pubblico sulla violenza contro le donne, il modo in cui le istituzioni nominano i fenomeni criminali e la responsabilità di chi occupa ruoli politici. Per Castelli e Valente, il femminicidio non è una categoria da relativizzare, ma una realtà da contrastare senza arretramenti.
