La partita delle primarie del centrosinistra si trasforma in un nuovo terreno di scontro tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Da settimane circola l’ipotesi che il leader di Italia viva possa presentarsi ai gazebo per la scelta del candidato premier. Una prospettiva che Renzi non ha ancora formalizzato, ma che dentro il suo partito viene ormai letta insieme a un altro movimento politico: il crescente avvicinamento tra il presidente del Movimento 5 Stelle e Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico Italia.
È proprio questo asse a nutrire i sospetti dei renziani. La convinzione che circola nello stato maggiore di Italia viva è che Conte e Onorato stiano cercando di costruire nel centro del futuro schieramento progressista uno spazio alternativo a quello occupato da Renzi. Non soltanto una competizione per qualche punto percentuale, dunque, ma un tentativo di modificare gli equilibri della coalizione e ridurre il peso dell’ex presidente del Consiglio.
Il sospetto di una resa dei conti
Il rapporto tra Renzi e Conte resta segnato dalla fine del secondo governo guidato dal leader M5S. Fu Italia viva, nel 2021, a ritirare le proprie ministre dall’esecutivo, aprendo la crisi che avrebbe poi portato Mario Draghi a Palazzo Chigi. A distanza di anni, quella frattura continua a pesare nei rapporti tra i due ex premier.
Renzi legge quindi con particolare attenzione le mosse di Conte. Il presidente del M5S insiste sulla necessità di costruire un progetto progressista stabile e di evitare, una volta definita la coalizione, spinte centrifughe capaci di comprometterne la tenuta. Nel campo renziano queste parole vengono interpretate come un riferimento proprio a Italia viva e alla presunta inaffidabilità politica attribuita al suo leader.
Il punto politico è diventato ancora più evidente con l’apertura di Conte al progetto civico di Onorato. Il leader pentastellato considera quella esperienza uno strumento utile per raggiungere elettori che oggi non si riconoscono direttamente nel Pd, nel M5S o in Alleanza Verdi e Sinistra. Una sponda che a Italia viva viene invece osservata come il possibile embrione di un centro alternativo a Renzi.
Onorato sfida Renzi al centro
La competizione con Alessandro Onorato non nasce oggi. Il suo Progetto civico Italia, costruito attorno a sindaci, amministratori e realtà territoriali, è stato collocato fin dall’inizio nel centrosinistra e proprio nell’area moderata e riformista in cui Renzi cerca di rafforzare la propria presenza.
Le due strade si sono progressivamente separate. Onorato considera ormai impraticabile un percorso comune con Italia viva e punta a presentarsi alle eventuali primarie con un profilo autonomo. La sua convinzione è che due offerte distinte possano portare più consensi alla coalizione rispetto a una fusione preventiva delle diverse anime centriste.
Il progetto ha trovato attenzione nel resto del centrosinistra. Alla sua nascita erano presenti, tra gli altri, Elly Schlein e Giuseppe Conte, mentre Renzi aveva scelto di non partecipare. Nelle settimane successive Onorato ha lavorato alla costruzione di una rete più ampia con altre realtà civiche e centriste, rafforzando la sensazione di una competizione diretta con Italia viva.
Conte guarda ai civici
Il rapporto tra Conte e il mondo di Onorato ha trovato una nuova conferma ad Agrigento, durante gli Stati generali di Controcorrente, la formazione guidata da Ismaele La Vardera. Il leader M5S è intervenuto all’iniziativa sostenendo l’utilità di allargare la coalizione oltre i partiti tradizionali del centrosinistra e valorizzando proprio la capacità delle esperienze civiche di intercettare l’astensionismo e segmenti di elettorato oggi lontani dalle opposizioni.
A rafforzare l’asse politico è arrivata anche la presa di posizione di La Vardera, che ha indicato Conte come propria scelta in caso di primarie. Un endorsement che non equivale a un accordo formale, ma che contribuisce a delineare un’area favorevole alla leadership dell’ex premier.
Conte, almeno ufficialmente, continua però a mettere il programma prima dei nomi. La sua linea è che il centrosinistra debba definire anzitutto una piattaforma condivisa e soltanto dopo affrontare il nodo della leadership. Una prudenza che non elimina la competizione, soprattutto mentre le primarie sembrano acquistare sempre maggiore consistenza come possibile strumento per risolvere il dualismo con Elly Schlein.
Renzi non vuole lasciare il campo
Per Renzi il problema è evitare che l’allargamento del centrosinistra si trasformi in un sistema di veti. Il leader di Italia viva continua a sostenere che per battere Giorgia Meloni servano anche i voti dell’elettorato moderato che non si riconosce nelle forze più a sinistra della coalizione.
È su questo terreno che una sua candidatura alle primarie assumerebbe un significato più ampio del semplice confronto sulla leadership. Consentirebbe a Renzi di misurare direttamente il proprio peso nel centrosinistra e di impedire che altri soggetti occupino senza competizione l’area riformista.
Il paradosso è che proprio le primarie, immaginate come strumento per unire la coalizione, rischiano di diventare il luogo in cui vengono regolati conti rimasti aperti per anni. Il duello tra Renzi e Conte, mai veramente archiviato, torna così al centro della costruzione dell’alternativa alla destra. Con Onorato sempre più vicino al perimetro politico del M5S e con il Pd chiamato a evitare che la sfida per la leadership si trasformi in una nuova guerra interna.
