L’Iran alza il tono dello scontro e amplia il perimetro della minaccia. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha avvertito che, in caso di un attacco statunitense contro la Repubblica islamica, le forze armate di Teheran colpiranno duramente non solo le basi americane nella regione, ma anche Israele. Una dichiarazione che segna un salto di qualità nello scontro verbale, perché è la prima volta che un alto esponente istituzionale iraniano inserisce esplicitamente Tel Aviv tra i “bersagli legittimi”.
“Bersagli legittimi”
Parlando davanti all’assemblea del Majlis, Qalibaf ha accusato gli Stati Uniti di minacciare la sovranità iraniana e ha legato la possibile risposta militare alle parole del presidente americano Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva evocato l’ipotesi di un’azione contro Teheran. Mentre il presidente del parlamento parlava, diversi deputati si sono riversati verso il podio scandendo slogan contro Washington, in un clima che ha ricordato le fasi più dure della retorica rivoluzionaria. Le parole arrivate da Teheran hanno immediatamente fatto scattare l’allarme in Israele. Israele ha innalzato il livello di vigilanza delle proprie forze armate, temendo che un eventuale intervento americano in Iran possa innescare una risposta diretta contro obiettivi israeliani. L’attenzione è massima soprattutto sulle basi militari e sulle infrastrutture strategiche.
Il contatto tra Netanyahu e Washington
Secondo fonti diplomatiche, l’ipotesi di un’operazione statunitense sarebbe stata al centro di una telefonata avvenuta nelle ultime ore tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Un confronto che conferma quanto il dossier iraniano sia tornato al centro dell’agenda strategica, con il rischio di trascinare l’intera regione in una nuova escalation. La minaccia di Qalibaf arriva in un momento di tensione già altissima tra Iran e Stati Uniti, dopo mesi di scontri indiretti e accuse reciproche. L’inclusione di Israele tra i possibili obiettivi rappresenta un messaggio politico e militare preciso: un eventuale conflitto non resterebbe circoscritto, ma avrebbe conseguenze regionali immediate. Una soglia che, per molti osservatori, non era mai stata dichiarata in modo così esplicito.
