Prima volta nella storia dell’Onu. Per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite una first lady ha presieduto una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In qualità di rappresentante del Paese che detiene la presidenza di turno per il mese di marzo, gli Stati Uniti, Melania Trump ha aperto il dibattito dedicato ai bambini nei conflitti armati e all’impatto delle nuove tecnologie, compreso l’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi educativi.
La scena, nella sala circolare del Palazzo di Vetro a New York, aveva però un retrogusto surreale. Mentre la first lady prendeva posto sulla poltrona della presidenza, nei corridoi dell’Onu si parlava quasi esclusivamente dell’escalation militare nel Golfo Persico.
Il discorso sull’educazione in un clima di guerra
Nel suo intervento, Melania Trump ha scelto di concentrarsi sul valore dell’istruzione e sulla responsabilità dei leader politici. “Una pace duratura si raggiunge quando la conoscenza e la comprensione sono pienamente valorizzate in tutte le società”, ha affermato, aggiungendo che il peso attribuito all’educazione riflette il sistema di valori di una nazione.
Ha ricordato come il mondo stia vivendo il numero più alto di conflitti armati dalla Seconda guerra mondiale e come anche le vittime civili abbiano raggiunto livelli record negli ultimi decenni. “Globalmente, un bambino su cinque vive in una zona di conflitto o è in fuga da essa”, ha sottolineato, richiamando l’attenzione sulla vulnerabilità dei minori.
Le notizie dall’Iran e le scuole chiuse
A rendere ancora più pesante l’atmosfera, le notizie provenienti dall’Iran. Una funzionaria delle Nazioni Unite ha citato l’attacco che avrebbe colpito una scuola elementare nella città di Minab, provocando la morte di “decine di bambine”. Nelle ultime quarantotto ore, scuole in Israele, Iran, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Oman hanno sospeso le lezioni in presenza passando alla didattica a distanza a causa delle operazioni militari in corso.
Melania Trump non ha fatto riferimento diretto ai raid contro Teheran né all’allargamento del conflitto regionale. In un passaggio più generale ha espresso “le più sentite condoglianze alle famiglie che hanno perso i loro eroi”, in riferimento ai militari americani morti, augurando una rapida guarigione ai feriti.
Le parole sono risuonate in una sala immersa in un silenzio quasi irreale, mentre fuori dal Palazzo di Vetro il mondo segue con crescente apprensione l’evoluzione della crisi in Medio Oriente
