Board of Peace, Paesi per Gaza riuniti a Washington

Vertice inaugurale sulla ricostruzione della Striscia. Promessi oltre 5 miliardi di dollari

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Europa cauta, adesioni dal Medio Oriente e dall’Asia

Il summit alla Casa Bianca e l’agenda del presidente. Dalle 10 di questa mattina, ora locale, il presidente Donald Trump presiederà a Washington la riunione inaugurale del Board of Peace, organismo promosso dall’amministrazione americana con l’obiettivo dichiarato di coordinare la ricostruzione di Gaza. Secondo la portavoce Karoline Leavitt, i membri hanno già promesso oltre cinque miliardi di dollari in aiuti umanitari e fondi per la ricostruzione, oltre a migliaia di uomini destinati a una forza internazionale di stabilizzazione e al supporto della polizia locale.

Il programma ufficiale non è stato dettagliato dalla Casa Bianca, ma fonti diplomatiche parlano di una colazione di lavoro tra i capi delegazione, seguita dalla sessione plenaria e da una foto di gruppo presso lo United States Institute of Peace, recentemente intitolato a Trump. Subito dopo il discorso inaugurale, il presidente volerà in Georgia, a Rome, dove visiterà un’acciaieria e interverrà su temi economici, in coincidenza con l’avvio del voto anticipato per il seggio lasciato vacante da Marjorie Taylor Greene, ex alleata ora in rotta con il tycoon.

Adesioni e assenze: il quadro internazionale
La Casa Bianca ha invitato cinquanta Paesi. Secondo il Times of Israel, trentacinque leader avrebbero manifestato interesse, ma finora ventisette avrebbero confermato la partecipazione, mentre almeno quattordici avrebbero declinato l’invito. Tra i leader attesi figurano rappresentanti di Albania, Armenia, Azerbaigian, Argentina, El Salvador, Paraguay, Pakistan, Indonesia, Cambogia, Bahrain, Uzbekistan, Kazakistan, Kosovo, Qatar, Ungheria, Egitto e Vietnam.

A livello ministeriale sono annunciati esponenti di Giordania, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Marocco, Oman, Turchia, Bielorussia e Israele. Bulgaria invierà una delegazione guidata dal segretario permanente del ministero degli Esteri, mentre tra i Paesi osservatori compare anche l’Italia, rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La Commissione europea sarà presente con la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, che ha parlato di «impegno per implementare la pace a Gaza». La Germania non entrerà formalmente nel Board ma parteciperà con un alto funzionario del ministero degli Esteri. Più defilata la posizione del Vaticano, che avrebbe espresso perplessità ritenendo che la gestione di crisi di tale portata debba restare in capo alle Nazioni Unite.

Strategia “security first” e tensioni diplomatiche
La linea dell’amministrazione americana è chiara: prima la sicurezza, poi la prosperità. «Dobbiamo ottenere la sicurezza per arrivare alla ricostruzione», ha ribadito Leavitt, definendo il Board «un’organizzazione legittima con decine di membri in tutto il mondo». L’impostazione punta a creare una cornice multilaterale alternativa o complementare ai tradizionali meccanismi dell’Onu, scelta che spiega le cautele di alcuni partner europei.

Il vertice si apre dunque tra promesse di finanziamenti e nodi politici ancora irrisolti. La partecipazione ampia di Paesi del Medio Oriente e dell’Asia segnala un interesse concreto per la ricostruzione della Striscia, ma le assenze e le riserve mostrano che la legittimazione internazionale dell’iniziativa non è scontata. Sullo sfondo resta la sfida più complessa: trasformare gli impegni annunciati in progetti operativi in un territorio segnato da anni di conflitto, instabilità e distruzione.