Yemen, gli Houthi accusano Riad: «Raid su quattro province»

L’escalation si sposta verso Bab al-Mandeb, nodo strategico del traffico nel Mar Rosso

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Gli Houthi accusano l’Arabia Saudita di nuovi attacchi aerei e con missili da crociera nello Yemen. La denuncia arriva mentre infuriano i combattimenti verso Bab al-Mandeb, con oltre 300 morti in pochi giorni

Gli Houthi accusano l’Arabia Saudita di avere colpito con raid aerei e missili da crociera diverse aree dello Yemen, nel pieno di una nuova e violenta escalation che sta ridisegnando il fronte occidentale del Paese. Secondo l’agenzia Saba, legata al movimento sostenuto dall’Iran, gli attacchi avrebbero interessato le province di Jawf, al-Bayda, Marib e Taiz.

La denuncia arriva mentre i combattimenti tra i ribelli e le forze del governo yemenita riconosciuto internazionalmente hanno raggiunto un’intensità che non si vedeva da anni. Al momento, nelle fonti disponibili, non compare una conferma ufficiale di Riad sugli attacchi denunciati dagli Houthi.

La battaglia per l’accesso al Mar Rosso

Il cuore dello scontro è sempre più vicino a Bab al-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta uno dei passaggi marittimi più delicati al mondo. Gli Houthi hanno lanciato nei giorni scorsi una vasta offensiva tra Taiz e Hodeidah, cercando di avanzare verso le aree controllate dalle forze governative e di mettere sotto pressione il porto di Mokha.

Secondo fonti militari citate da AFP, i ribelli sono riusciti anche a interrompere la strada che collega Taiz a Mokha, un’arteria essenziale per i rifornimenti delle forze governative. La battaglia coinvolge alture e vie di comunicazione che dominano l’accesso allo stretto, con un valore militare che va ben oltre il controllo di singole località.

La posta in gioco è anche internazionale. Una maggiore presenza degli Houthi nelle aree vicine a Bab al-Mandeb aumenterebbe la capacità del movimento di minacciare il traffico commerciale nel Mar Rosso, già sottoposto negli ultimi anni agli attacchi contro navi mercantili e militari.

Più di 300 morti in pochi giorni

Il bilancio dell’ultima fase dei combattimenti ha superato quota 300 tra militari, combattenti e civili, secondo una ricostruzione di AFP basata su fonti delle due parti. Centinaia di famiglie hanno lasciato le zone più esposte nella provincia di Taiz, mentre gli scontri proseguono lungo diversi fronti.

Le forze governative, sostenute politicamente e militarmente dall’Arabia Saudita, hanno risposto all’avanzata ribelle con controffensive terrestri e attacchi aerei. Nei giorni precedenti erano stati segnalati almeno 15 raid contro posizioni, mezzi e concentramenti Houthi nelle province occidentali.

L’escalation rischia così di cancellare definitivamente il periodo di relativa calma seguito alla tregua del 2022, già entrata in crisi nei mesi scorsi. Lo Yemen torna a essere uno dei punti più instabili del quadro mediorientale, con il conflitto interno sempre più intrecciato alle tensioni tra Iran, Arabia Saudita e gli altri attori regionali.

Il nodo di Bab al-Mandeb

Il controllo delle aree che dominano Bab al-Mandeb ha un peso particolare anche per le rotte energetiche. Lo stretto è uno dei passaggi obbligati tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il Canale di Suez. Ogni nuova minaccia alla navigazione può tradursi in maggiori costi assicurativi, deviazioni delle navi e pressioni sui mercati dell’energia.

Per Riad, impedire agli Houthi di consolidare ulteriormente le proprie posizioni lungo questa direttrice significa quindi proteggere non soltanto gli alleati yemeniti, ma anche una delle principali vie di esportazione e collegamento commerciale della regione. La nuova accusa di raid sauditi mostra quanto rapidamente il conflitto possa tornare a coinvolgere direttamente le potenze che per anni hanno sostenuto i due schieramenti contrapposti.