Un’osservazione sulla presenza di Natalie Harp al seguito di Donald Trump durante il viaggio presidenziale in Irlanda è bastata a provocare una durissima reazione dell’apparato comunicativo della Casa Bianca. Nel mirino è finito Aaron Rupar, giornalista indipendente statunitense che sui social aveva segnalato la partecipazione della collaboratrice alla trasferta di Doonbeg, dove Trump ha trascorso il fine settimana partecipando all’Irish Open nel resort di sua proprietà.
L’account ufficiale Rapid Response 47, utilizzato dall’amministrazione per replicare alle critiche e contestare articoli o interventi ritenuti ostili al presidente, ha risposto trasformando il confronto in un attacco personale contro Rupar. Il giornalista è stato descritto con espressioni fortemente offensive e accusato di avere un comportamento inquietante nei confronti della collaboratrice presidenziale.
La presenza di Harp in Irlanda
La vicenda nasce dalla grande visibilità avuta da Harp, 35 anni, durante la missione irlandese del presidente. Trump ha raggiunto Doonbeg, nella contea di Clare, per seguire l’Irish Open organizzato al Trump International Golf Links. Il presidente ha assistito al torneo, vinto da Shane Lowry, e ha incontrato rappresentanti istituzionali irlandesi.
Harp faceva parte dello staff che accompagnava il presidente ed è stata fotografata più volte nelle sue immediate vicinanze. L’assenza della first lady Melania Trump ha contribuito ad attirare ulteriore attenzione mediatica sulla collaboratrice, già al centro da settimane di articoli sulla sua particolare vicinanza professionale al presidente.
Non risulta tuttavia che Harp abbia ricoperto durante il viaggio alcun ruolo istituzionale assimilabile a quello della first lady. È l’assistente esecutiva del presidente e la sua presenza nelle trasferte rientra nelle funzioni svolte all’interno dello staff della Casa Bianca.
Chi è Natalie Harp
La notorietà di Natalie Harp è cresciuta rapidamente negli ultimi mesi. È una delle collaboratrici più longeve e fedeli della cerchia trumpiana e aveva già lavorato con il presidente durante le campagne elettorali e nel periodo trascorso a Mar-a-Lago tra i due mandati.
All’interno dell’entourage è conosciuta come una sorta di stampante umana per l’abitudine di fornire continuamente al presidente copie cartacee di articoli, messaggi, email e contenuti pubblicati sui social. Trump preferisce infatti leggere molti documenti su carta e Harp è diventata uno dei principali canali attraverso i quali queste informazioni arrivano direttamente sulla sua scrivania.
La collaboratrice interviene anche nella gestione dell’attività social del presidente, trasformando in post indicazioni e commenti dettati direttamente da Trump. Questa funzione, insieme alla possibilità di trascorrere molto tempo accanto al presidente, le ha garantito un accesso insolito rispetto a quello di molti altri membri dello staff.
Le lettere e l’attenzione sulla relazione con Trump
A far aumentare l’interesse intorno alla figura di Harp hanno contribuito anche le ricostruzioni contenute in lavori giornalistici dedicati alla seconda amministrazione Trump. In alcune lettere attribuite alla collaboratrice sono emerse manifestazioni di devozione personale particolarmente intense nei confronti del presidente. Il contenuto di quei messaggi ha alimentato interrogativi e speculazioni negli Stati Uniti sul carattere del rapporto tra i due.
La Casa Bianca ha respinto qualsiasi insinuazione su una relazione inappropriata e ha difeso Harp come una collaboratrice particolarmente leale e laboriosa. Il suo ruolo ufficiale resta quello di executive assistant del presidente.
L’attenzione politica è aumentata dopo che il senatore democratico Jon Ossoff ha utilizzato il nome della collaboratrice durante un attacco a Trump, citandola mentre accusava il presidente di dedicare troppo tempo ai propri interessi personali. Anche in quella circostanza la reazione della Casa Bianca era stata molto aggressiva nei confronti dei giornalisti che avevano posto domande sull’argomento.
I 45 mila dollari regalati dal presidente
Nei giorni scorsi Harp era tornata al centro delle cronache per un’altra vicenda. Documenti finanziari resi pubblici dall’amministrazione mostrano che Trump le ha regalato 45 mila dollari in contanti in occasione delle festività, la stessa cifra ricevuta da altre due collaboratrici della Casa Bianca, Margo Martin e Chamberlain Harris.
La somma equivale a circa un terzo dello stipendio annuo di 150 mila dollari percepito da ciascuna delle tre dipendenti. La Casa Bianca ha ricondotto i pagamenti alla consuetudine personale di Trump di fare regali ai collaboratori più vicini. La vicenda ha comunque aperto una discussione tra esperti di etica pubblica sulla compatibilità di doni di tale entità tra un presidente e dipendenti dell’amministrazione.
Una collaboratrice nella cerchia più ristretta
La centralità di Harp era emersa anche durante un episodio di sicurezza avvenuto a luglio. In presenza di una possibile minaccia iraniana, Trump aveva lasciato segretamente Air Force One durante una tappa in Turchia per trasferirsi su un altro aereo militare.
Nel ristretto gruppo di collaboratori portati con lui figuravano Harp, il vice capo di gabinetto Dan Scavino e il responsabile delle operazioni dello Studio Ovale Walt Nauta. Non erano presenti membri del governo. L’episodio aveva dato la misura del grado di fiducia attribuito dal presidente alla sua assistente.
Lo scontro con la stampa
Il caso Rupar assume così una dimensione che supera la semplice curiosità intorno a una collaboratrice presidenziale. Rapid Response 47 è un account istituzionale collegato alla comunicazione della Casa Bianca e il ricorso ad attacchi personali contro giornalisti è diventato uno degli elementi più discussi della strategia mediatica dell’amministrazione.
Nelle settimane precedenti lo stesso account aveva preso di mira anche una giornalista della Cnn dopo una domanda rivolta a Trump proprio sul ruolo di Harp, coinvolgendo nell’attacco perfino la famiglia della reporter.
La nuova offensiva contro Rupar conferma quanto la questione sia diventata sensibile per l’entourage presidenziale. La Casa Bianca continua a presentare l’attenzione verso Harp come una forma di ossessione mediatica e una conseguenza della sua vicinanza professionale a Trump. I critici dell’amministrazione, al contrario, concentrano l’attenzione sull’influenza acquisita da una collaboratrice capace di avere un accesso quotidiano e diretto al presidente.
Nel mezzo resta Natalie Harp, formalmente un’assistente esecutiva ma ormai trasformata, suo malgrado o meno, in uno dei personaggi più osservati della seconda presidenza Trump.
