Quattro anni di carcere per alcune caricature del re pubblicate sui social network. È la condanna inflitta in Marocco a Yasser Mounbir, vignettista di 22 anni arrestato lo scorso giugno dopo aver diffuso su Instagram una serie di disegni satirici che ritraevano il sovrano Mohammed VI. Il giovane dovrà inoltre pagare una multa di 40mila dirham, pari a circa 4mila dollari. Una sentenza che ha riacceso il confronto sulla libertà di espressione nel Paese nordafricano e sulle norme che tutelano la figura del monarca dalle critiche considerate offensive.
La decisione è stata pronunciata il 30 ottobre dal tribunale di prima istanza di Aïn Sebaâ, a Casablanca, al termine di un procedimento durato oltre quattro mesi. Il legale del giovane, Farouk Mehdaoui, ha annunciato l'intenzione di presentare ricorso in appello, contestando sia le accuse sia le modalità con cui è stata condotta l'inchiesta.
Mounbir si trova in carcere dal 15 giugno. Il suo arresto aveva già provocato le proteste dell'Associazione marocchina per i diritti umani, che aveva chiesto la liberazione dell'artista sostenendo che le vignette rientrassero nel legittimo esercizio della libertà di espressione.
Le caricature pubblicate su Instagram e l'arresto
La vicenda giudiziaria nasce dalla pubblicazione sul profilo Instagram del giovane di alcune immagini satiriche dedicate a Mohammed VI. Nei disegni il sovrano veniva rappresentato attraverso deformazioni, travestimenti e raffigurazioni provocatorie, secondo modalità tipiche della caricatura politica.
Le autorità hanno ritenuto che quei contenuti potessero configurare un'offesa a un'istituzione costituzionale. Nel procedimento sono state contestate anche presunte offese a pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni.
Il giovane, conosciuto anche nell'ambiente dei graffiti e dell'arte urbana marocchina, è stato fermato a giugno e trasferito nel carcere di Oukacha, a Casablanca.
Secondo quanto riferito dalla stampa locale, il procedimento ha richiesto diciotto udienze, con diversi rinvii legati anche alla preparazione della difesa. Le richieste di scarcerazione presentate durante il processo sono state respinte.
Già a settembre la vicenda aveva attirato l'attenzione internazionale, quando Mounbir era comparso davanti ai giudici senza un avvocato a causa di uno sciopero nazionale della categoria. Il giovane aveva chiesto di poter esercitare pienamente il diritto alla difesa, ottenendo il rinvio dell'udienza.
Quattro anni di reclusione e una multa di 40mila dirham
La sentenza pronunciata il 30 ottobre prevede quattro anni di reclusione effettiva, oltre al pagamento di 40mila dirham. La decisione riguarda le contestazioni legate all'offesa a un'istituzione costituzionale attraverso strumenti elettronici e alle presunte offese rivolte a pubblici ufficiali.
Gli avvocati Farouk Mehdaoui e Sara Soujar avevano chiesto l'assoluzione, sostenendo che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare la sussistenza dei reati contestati.
La difesa ha messo in discussione anche la regolarità di alcuni passaggi dell'indagine, compresi il fermo, la perquisizione e le modalità di accesso ai dispositivi elettronici del giovane.
Secondo i legali, le immagini pubblicate sui social sono state interpretate attribuendo loro un significato offensivo che non sarebbe l'unico possibile. La caricatura, hanno sostenuto, utilizza per sua natura esagerazione, simboli e paradossi, elementi che non possono essere automaticamente considerati prova di un'intenzione criminale.
Il tribunale non ha accolto queste argomentazioni. Il giudizio, tuttavia, non è definitivo: la difesa ha annunciato l'impugnazione davanti alla competente corte d'appello.
Cosa prevede la legge marocchina sulle offese al re
Il caso riporta al centro dell'attenzione l'articolo 179 del Codice penale marocchino, che punisce la diffamazione, l'insulto e la violazione della vita privata del sovrano.
La disposizione prevede pene detentive comprese tra sei mesi e due anni. La sanzione può essere raddoppiata quando il reato viene commesso attraverso strumenti elettronici, compresi i social network.
È un aspetto particolarmente rilevante nel procedimento contro Mounbir, dal momento che le caricature erano state diffuse su Instagram.
La normativa riflette il ruolo attribuito alla monarchia nell'ordinamento del Marocco, dove il re è capo dello Stato e occupa una posizione centrale nel sistema istituzionale.
Le organizzazioni per la tutela dei diritti civili contestano da tempo l'utilizzo di disposizioni penali che possono comportare pene detentive per manifestazioni di dissenso o satire rivolte alle autorità.
Il confronto riguarda il confine tra la tutela della reputazione delle istituzioni e il diritto dei cittadini di criticare chi esercita il potere pubblico, anche attraverso forme artistiche provocatorie.
Le proteste delle associazioni per i diritti umani
L'Associazione marocchina per i diritti umani ha seguito il caso fin dalle prime fasi, denunciando la detenzione del vignettista e chiedendone la liberazione.
Hakim Sikouk, rappresentante dell'organizzazione, aveva sostenuto già durante il processo che le caricature del sovrano dovessero essere considerate una forma di espressione artistica e politica.
La posizione dell'associazione è che la critica alle istituzioni, compresa quella rivolta al capo dello Stato, non debba comportare automaticamente conseguenze penali.
Durante l'estate, centinaia di persone avevano sottoscritto una petizione per chiedere la liberazione dell'artista. Tra i firmatari figuravano esponenti della società civile, giornalisti, intellettuali e personalità politiche marocchine.
La mobilitazione si è concentrata non soltanto sulla vicenda personale di Mounbir, ma anche sulla richiesta di modificare le leggi che, secondo gli attivisti, limitano il dibattito pubblico e scoraggiano l'espressione di opinioni critiche.
Le organizzazioni per i diritti umani chiedono l'abolizione delle disposizioni considerate restrittive e provvedimenti di clemenza per le persone condannate in procedimenti legati alla libertà di parola.
La satira politica e i limiti della libertà di espressione
Il caso del vignettista marocchino solleva una questione che va oltre il contenuto dei singoli disegni. In numerosi Paesi, la caricatura politica rappresenta uno strumento tradizionale di critica del potere, fondato sulla deformazione dei tratti fisici e sull'esagerazione dei comportamenti pubblici.
La sua funzione è spesso quella di provocare una reazione, mettere in discussione l'autorità o rappresentare in modo immediato una posizione politica.
In Marocco, tuttavia, le norme che proteggono la figura del sovrano impongono limiti particolarmente severi a queste forme di rappresentazione.
La difesa di Mounbir sostiene che il procedimento avrebbe dovuto essere valutato anche alla luce delle disposizioni sulla stampa e sull'editoria, anziché ricorrere esclusivamente agli strumenti del diritto penale.
Gli avvocati contestano inoltre che la pubblicazione di una caricatura sia sufficiente, da sola, a dimostrare l'intenzione di commettere uno dei reati contestati.
Si tratta di argomentazioni che saranno ora sottoposte al giudizio della corte d'appello, chiamata a riesaminare la vicenda e le questioni procedurali sollevate dai legali.
Il ricorso in appello e il futuro del giovane artista
Dopo la sentenza di primo grado, Yasser Mounbir resta detenuto nel carcere di Oukacha. La difesa ha annunciato il ricorso, ma non sono ancora stati comunicati i tempi del nuovo giudizio.
Il procedimento potrebbe affrontare nuovamente sia il significato attribuito alle vignette sia le contestazioni relative alle modalità dell'indagine.
Sul piano pubblico, la condanna ha rafforzato le proteste delle organizzazioni che chiedono una maggiore tutela della libertà di espressione nel Marocco. Per gli attivisti, la pena di quattro anni inflitta a un artista di 22 anni rappresenta un segnale preoccupante per chi utilizza la satira e i social network per commentare la vita politica.
La vicenda resta però aperta sul piano giudiziario. La sentenza potrà essere confermata, modificata o annullata nei successivi gradi di giudizio.
Intanto il giovane vignettista continua a essere detenuto per una vicenda nata dalla pubblicazione di alcuni disegni sul proprio profilo Instagram. Un caso che mette a confronto la protezione penale delle istituzioni monarchiche e la rivendicazione del diritto alla critica, destinato a restare al centro del dibattito sui diritti civili nel Paese.
