Le proteste stanno interessando decine di città e province iraniane, con una diffusione che rende difficile una stima precisa della partecipazione. Le informazioni filtrano soprattutto attraverso reti di attivisti e video sui social, mentre i media statali mantengono un profilo basso. Le autorità hanno alzato i toni e la linea resta quella della repressione, come confermano gli arresti e le vittime segnalate da organizzazioni per i diritti umani. Al centro della mobilitazione c’è una crisi economica sempre più profonda. Il crollo del rial, l’inflazione intorno al 40% e l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità hanno eroso il potere d’acquisto delle famiglie. Le recenti modifiche al sistema dei sussidi, in particolare sui carburanti, hanno avuto un effetto immediato sul malcontento, trasformando proteste inizialmente settoriali in una contestazione più ampia contro il governo.
Un Paese sotto pressione politica
Le manifestazioni si inseriscono in una fase delicata per la leadership guidata dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Le ferite lasciate dalle proteste del 2022 non si sono mai rimarginate del tutto e il clima resta segnato da una sfiducia diffusa, soprattutto tra i giovani e nei centri urbani. Le dichiarazioni ufficiali puntano a ridurre le proteste a episodi isolati, ma la continuità delle mobilitazioni racconta altro.
Il fronte regionale che si restringe
Sul piano geopolitico, Teheran appare più isolata rispetto al passato. L’asse di alleanze costruito negli ultimi decenni si è indebolito tra conflitti, cambi di regime e pressioni militari. La perdita di peso di gruppi e governi tradizionalmente vicini all’Iran riduce i margini di manovra della Repubblica islamica proprio mentre la tensione con Israele e Stati Uniti resta alta.
Il nodo nucleare e il rapporto con Washington
Il programma nucleare continua a essere il principale punto di frizione con l’Occidente. Nonostante le dichiarazioni di uso civile, i livelli di arricchimento dell’uranio raggiunti prima dei recenti attacchi e il rapporto complesso con l’International Atomic Energy Agency alimentano i timori di una possibile svolta militare. Gli Stati Uniti, guidati da Donald Trump, mantengono una linea dura, alternando minacce e aperture tattiche a negoziati che, al momento, restano fermi. Tra piazze in fermento, economia in affanno e pressioni internazionali, l’Iran affronta uno dei passaggi più complessi della sua storia recente. La capacità del governo di contenere le proteste senza innescare una nuova escalation interna e internazionale sarà decisiva per il futuro immediato del Paese.
