Venezuela, i retroscena del blitz Usa: droni, CIA e l’ombra del tradimento

Dall’RQ-170 Sentinel ai negoziati segreti, emergono nuovi dettagli sull’operazione Absolute Resolve

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Al centro, il ritorno in scena del drone “Bestia di Kandahar” e le indiscrezioni su una possibile collaborazione interna ai vertici di Caracas

Absolute Resolve non è stata un’azione improvvisata. Al Pentagono era stato chiesto di predisporre un dispositivo credibile per un assalto su larga scala, con l’obiettivo di esercitare pressione e creare deterrenza. Il Comando Sud degli Stati Uniti ha risposto costruendo uno scenario da operazione maggiore, salvo poi concentrare l’intervento finale in un blitz rapido, calibrato e con tempi estremamente ridotti. La Central Intelligence Agency ha svolto una funzione decisiva e articolata. Da un lato ha supportato i militari nella localizzazione del bersaglio, costretto a cambiare rifugio di continuo, dall’altro ha operato sul terreno per consolidare una rete di fonti. Parallelamente si sarebbe aperto un canale di trattativa con una parte dell’apparato venezuelano, fino a ottenere una collaborazione interna che ha reso possibile l’atto finale. Resta uno dei punti più sensibili dell’intera vicenda. Le indiscrezioni parlano di uno o più “collaboratori” all’interno della gerarchia chavista, forse a livelli molto alti. In questo contesto si inseriscono le voci su un possibile ruolo della vicepresidente di Maduro, uno scenario che, se confermato, riscriverebbe gli equilibri di potere a Caracas e il futuro dei rapporti con Washington.

Il ritorno della «Bestia di Kandahar»

Nel cielo caraibico è ricomparso uno dei simboli più enigmatici dell’arsenale statunitense: l’RQ-170 Sentinel, noto come la “Bestia di Kandahar”. Il drone stealth, già utilizzato nel 2007 in Afghanistan per la caccia ai vertici di al Qaeda, è stato impiegato per monitorare i movimenti del leader venezuelano. Fotografato al rientro in una base di Porto Rico, il velivolo ha fornito un contributo cruciale alla sorveglianza e alla sincronizzazione del blitz. Dopo la cattura, la gestione dell’immagine è diventata parte integrante dell’operazione. Nicolás Maduro è stato mostrato più volte in manette, bendato, con abiti dimessi, fino al trasferimento a New York. Una scelta comunicativa studiata per rafforzare il messaggio di forza e dissuasione, tanto verso l’interno venezuelano quanto verso gli alleati regionali.

Trump e il messaggio politico

In parallelo hanno fatto discutere le immagini di Donald Trump apparso in pubblico senza evidenti misure di protezione straordinarie. Un segnale politico più che di sicurezza, letto come dimostrazione di controllo e fiducia dopo un’operazione considerata strategica per riaffermare la capacità di intervento globale degli Stati Uniti. Absolute Resolve segna un passaggio di fase nei rapporti tra Washington e Caracas. Al di là della cattura di Maduro, l’operazione apre interrogativi sul futuro assetto del potere venezuelano e sul tipo di interlocuzione che gli Stati Uniti intendono costruire con la nuova leadership, tra pressione, pragmatismo e diplomazia selettiva.