Groenlandia, il piano di Trump per strapparla alla Danimarca

La Casa Bianca non esclude l’uso della forza. Rubio frena: «Meglio un accordo economico»

groenlandia il piano di trump per strapparla alla danimarca

Donald Trump torna a evocare l’opzione militare, mentre il segretario di Stato Marco Rubio parla apertamente di acquisto dell’isola. La Danimarca osserva con crescente preoccupazione

L’ipotesi che gli Stati Uniti possano usare la forza per assumere il controllo della Groenlandia è tornata al centro del dibattito politico americano. In ambienti vicini alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump avrebbe ribadito che «l’opzione militare resta sul tavolo» qualora gli interessi strategici di Washington nell’Artico fossero messi a rischio. Una dichiarazione che riapre uno scenario già emerso durante il suo precedente mandato e che oggi assume contorni più concreti nel contesto delle nuove tensioni globali.

La linea di Rubio e l’idea dell’acquisto

A smorzare i toni è intervenuto il segretario di Stato Marco Rubio, che in un briefing riservato ai parlamentari ha chiarito come l’obiettivo prioritario resti quello di «comprare la Groenlandia». Secondo Rubio, un accordo economico con la Danimarca e con le autorità locali sarebbe la strada più solida e politicamente sostenibile per rafforzare la presenza americana nell’isola, evitando un’escalation militare che avrebbe conseguenze imprevedibili nei rapporti con gli alleati europei.

Il ruolo dei consiglieri e la strategia Usa

Il consigliere presidenziale Stephen Miller avrebbe sostenuto che «nessuno combatterà per la Groenlandia», descrivendo l’isola come un territorio chiave ma scarsamente difeso sul piano politico e militare. Una valutazione che riflette la convinzione, diffusa in parte dell’amministrazione, che la Groenlandia rappresenti un tassello fondamentale per il controllo delle rotte artiche, delle risorse minerarie e delle infrastrutture militari nel Nord Atlantico.

L’inviato speciale e il segnale a Copenaghen

A dicembre la Casa Bianca ha nominato un inviato speciale per la Groenlandia, un passo interpretato come un segnale politico diretto a Danimarca. La mossa ha irritato il governo danese, che continua a ribadire la non negoziabilità della sovranità sull’isola. Tuttavia, a Washington l’attenzione resta alta: la competizione con Russia e Cina nell’Artico spinge gli Stati Uniti a considerare la Groenlandia una priorità strategica non più rinviabile.

Un dossier destinato a pesare sugli equilibri globali

Il dossier groenlandese rischia di diventare uno dei più delicati del nuovo anno. Tra pressioni militari, aperture economiche e manovre diplomatiche, la partita sull’isola di ghiaccio si intreccia con il futuro della Nato, con i rapporti transatlantici e con il controllo delle nuove frontiere energetiche. Per ora, la linea ufficiale resta quella dell’acquisto. Ma le parole di Trump indicano che, a Washington, nessuna opzione viene davvero esclusa.