Follia Trump, rilancia il falso legame vaccini-autismo: «Cinque piccole dosi»

Dal Rose Garden il presidente invita a separare le iniezioni. La scienza non conferma il nesso

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Donald Trump sostiene che dividere le vaccinazioni dei bambini possa ridurre l’autismo. L’OMS e ampi studi epidemiologici non trovano un legame causale. Sullo sfondo, la nuova linea della Casa Bianca sui vaccini.

Dal Rose Garden della Casa Bianca arriva una nuova presa di posizione di Donald Trump destinata a riaccendere lo scontro sui vaccini negli Stati Uniti. Parlando durante un evento dedicato alle politiche per l’istruzione, il presidente americano ha suggerito ai genitori di distribuire le vaccinazioni dei bambini in più somministrazioni, sostenendo che questa scelta potrebbe avere effetti sul tasso di autismo.

Trump ha invitato le famiglie a rivolgersi al medico per ricevere «cinque piccole dosi» invece di una somministrazione più consistente, aggiungendo di aspettarsi una «grande differenza» nell’incidenza dell’autismo. Il passaggio compare nella trascrizione integrale dell’intervento pronunciato il 24 agosto. Non esistono però prove scientifiche che dividere le vaccinazioni in questo modo riduca il rischio di disturbi dello spettro autistico.

Il ritorno di una teoria smentita dagli studi

Il collegamento tra vaccini e autismo è stato esaminato per decenni dalla comunità scientifica. Nel dicembre 2025 l’Organizzazione mondiale della sanità ha ribadito, dopo una nuova revisione delle ricerche pubblicate tra il 2010 e il 2025, che le evidenze disponibili non mostrano un rapporto causale tra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico.

Tra gli studi più ampi c’è quello pubblicato nel 2019 sugli Annals of Internal Medicine, condotto su oltre 657 mila bambini in Danimarca. La ricerca non rilevò un aumento del rischio di autismo tra i bambini vaccinati con il vaccino Mpr, contro morbillo, parotite e rosolia, né nei sottogruppi considerati maggiormente vulnerabili.

Le parole di Trump non rappresentano dunque una conclusione sostenuta dalle evidenze scientifiche disponibili. Il presidente ha presentato come possibile relazione ciò che gli studi epidemiologici di maggiore ampiezza non hanno dimostrato.

La nuova linea della Casa Bianca sui vaccini

L’intervento arriva a poche settimane da un cambio significativo nella politica sanitaria dell’amministrazione. Il 10 agosto Trump ha firmato un ordine esecutivo che ridefinisce le raccomandazioni federali sulle vaccinazioni pediatriche, limitando a undici malattie quelle per cui l’immunizzazione viene raccomandata universalmente.

Il provvedimento prevede inoltre che il vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia venga sostituito, quando saranno disponibili i relativi prodotti negli Stati Uniti, da tre vaccinazioni separate. L’ordine invita anche, per quanto possibile, a distribuire le diverse immunizzazioni pediatriche in visite mediche distinte.

Il tema è da tempo al centro dell’agenda del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., noto per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti delle politiche vaccinali. L’amministrazione ha avviato nuove verifiche sulla sicurezza dei vaccini e sui possibili fattori collegati all’autismo, nonostante il nesso causale sia stato ripetutamente escluso dalle principali ricerche disponibili.

Dai vaccini alle politiche transgender

Nel corso dello stesso intervento, dedicato soprattutto alla scuola, Trump è tornato anche sulle politiche relative all’identità di genere. Il presidente ha sostenuto che le scuole pubbliche americane siano state avvertite di non dire a un bambino di essere «intrappolato nel corpo sbagliato», definendo una simile condotta una forma di abuso sui minori.

Il passaggio si inserisce nella più ampia offensiva politica dell’amministrazione contro le iniziative scolastiche legate all’identità di genere. Trump ha rivendicato le misure adottate dalla sua amministrazione contro quella che definisce «ideologia transgender» nelle scuole pubbliche e ha ribadito la volontà di attribuire ai genitori un ruolo centrale nelle decisioni educative.

Ma è soprattutto il ritorno sul rapporto tra vaccini e autismo a destinare le sue parole a un nuovo confronto con medici e ricercatori. Una questione particolarmente sensibile perché, quando riguarda la salute dei bambini, la distanza tra una dichiarazione politica e una conclusione scientifica non è un dettaglio: è il confine tra un’ipotesi e ciò che le prove disponibili consentono realmente di affermare.