La semifinale del China Open finisce nel modo più inatteso, a pochi punti dalla conclusione. Daniil Medvedev viene squalificato dopo aver colpito con una pallina uno spettatore seduto nelle prime file. Novak Djokovic, che in quel momento conduceva 7-5, 5-3, accede così alla finale del torneo di Pechino, dove affronterà Alex de Minaur.
L’episodio avviene nel nono game del secondo set. Djokovic sta servendo per il match e il punteggio è 15-15. Medvedev perde lo scambio e, in un gesto di frustrazione, colpisce una pallina che finisce verso il pubblico. La traiettoria raggiunge uno spettatore all’altezza di un occhio.
Il match viene immediatamente interrotto. Il tifoso viene assistito dal personale presente nell’impianto e lascia il settore accompagnato dagli addetti, tenendosi una mano sul volto.
La decisione del giudice di sedia
Sul campo comincia subito il confronto tra arbitro, supervisor e responsabili del torneo. La valutazione riguarda il gesto del russo e soprattutto le conseguenze provocate dalla pallina.
Dopo alcuni minuti arriva la decisione: squalifica immediata per Medvedev. La partita si chiude così sul 7-5, 5-3 in favore di Djokovic, senza che il serbo debba completare il game nel quale stava servendo per raggiungere la finale.
L’intenzionalità di colpire lo spettatore non viene attribuita a Medvedev. Il problema, sul piano regolamentare, è il gesto compiuto fuori dallo svolgimento dello scambio e il rischio provocato nei confronti del pubblico.
Il russo lascia il campo dopo essersi confrontato con gli ufficiali di gara. Per lui il torneo si conclude con una squalifica proprio quando la semifinale era ormai vicina al suo epilogo sportivo.
Djokovic e il precedente degli Us Open
La scena ha inevitabilmente riportato Novak Djokovic a quanto gli era accaduto agli Us Open del 2020. In quell’occasione il serbo era stato escluso dal torneo dopo aver colpito involontariamente con una pallina una giudice di linea.
Al termine della semifinale di Pechino Djokovic ha mostrato comprensione per Medvedev, ricordando di conoscere personalmente le conseguenze di una squalifica nata da un gesto non diretto volontariamente contro qualcuno.
Prima ancora del risultato sportivo, il serbo ha espresso preoccupazione per le condizioni dello spettatore colpito.
Il precedente del 2020 rende ancora più particolare l’epilogo della semifinale. Sei anni fa era stato Djokovic a lasciare uno Slam per un episodio di questo tipo; questa volta è lui a beneficiare della decisione arbitrale.
Una partita già indirizzata
Fino all’incidente, Djokovic aveva costruito il vantaggio dopo un primo set equilibrato. Il 7-5 iniziale aveva indirizzato il confronto, mentre nel secondo parziale il serbo era riuscito ad allungare fino al 5-3.
Medvedev stava provando a restare nel match ma la tensione era cresciuta con il passare dei game. Proprio nel momento in cui Djokovic si avvicinava alla vittoria, il gesto verso le tribune ha trasformato una semifinale ormai quasi decisa sul campo in un caso disciplinare.
Il serbo arriva così alla finale senza aver dovuto giocare l’ultimo tratto della partita e conserva la propria imbattibilità nel torneo di Pechino.
Per Djokovic si tratta anche di un’altra occasione per aggiungere un titolo a una carriera che lo ha già portato oltre quota cento successi nel circuito maggiore.
De Minaur dall’altra parte della rete
In finale Djokovic troverà Alex de Minaur. Anche l’altra semifinale si è conclusa anticipatamente: l’australiano era avanti 6-4, 3-2 quando Hubert Hurkacz è stato costretto al ritiro per un problema fisico all’adduttore.
Pechino avrà quindi una finale tra Djokovic e de Minaur nata da due semifinali entrambe interrotte prima della conclusione.
Il serbo parte con un bilancio favorevole nei precedenti contro l’australiano, ma la partita assegnerà soprattutto un titolo importante in questa fase della stagione asiatica.
Per Medvedev, invece, resta un’eliminazione che pesa oltre il risultato. La squalifica gli costa la possibilità di giocarsi la finale e rischia di avere conseguenze anche sul piano economico e dei punti conquistati nel torneo, oltre alle eventuali ulteriori decisioni disciplinari previste dal regolamento.
A Pechino resta soprattutto l’immagine dello spettatore accompagnato fuori dalla tribuna e di una semifinale fermata in pochi istanti, quando il tennis aveva ormai quasi pronunciato il suo verdetto.
