Campi Flegrei: studio INGV esclude eruzione imminente

Ecco perché, nonostante il sollevamento, un'eruzione oggi è improbabile

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Napoli.  

 

Le attuali condizioni della caldera dei Campi Flegrei non sono idonee a generare un evento eruttivo. È quanto emerge da uno studio internazionale, pubblicato sulla prestigiosa rivista Communications Earth and Environment (gruppo Nature), condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con l’Università di Ginevra.

La ricerca ha analizzato l'evoluzione degli ultimi 75 anni di crisi bradisismiche (1950-2025), elaborando un modello basato sul cosiddetto "worst case", ovvero lo scenario peggiore possibile, per fornire alle autorità e alla popolazione parametri di riferimento cautelativi.

Il modello del "caso peggiore"

Il team di esperti è partito dall’assunzione che il sollevamento del suolo, in atto dal 2005 e precedentemente registrato nei periodi 1950-52, 1970-72 e 1982-84, sia causato da intrusioni di magma a una profondità di circa quattro chilometri. "Si è scelto di partire da questa assunzione poiché è quella più cautelativa per gli abitanti dell’area flegrea" spiega Stefano Carlino, ricercatore dell’INGV. Nonostante il modello ipotizzi la presenza di magma potenzialmente eruttabile, i calcoli dimostrano che un’eruzione sarebbe ostacolata da fattori fisici strutturali.

Perché un'eruzione è improbabile oggi

Secondo lo studio, sono principalmente due gli "ostacoli" che impediscono al magma di risalire fino in superficie. Innanzitutto il volume ridotto del serbatoio: Il piccolo volume della massa magmatica attuale rappresenta un limite fisico. Una sua eventuale fuoriuscita causerebbe un immediato calo della pressione interna, togliendo al magma l'energia necessaria per completare la risalita. Poi la proprietà della crosta: la deformazione "viscosa" della crosta terrestre circostante e la resistenza meccanica del terreno agiscono come un freno naturale.

Tommaso Pivetta, ricercatore INGV, è categorico: "Nonostante i lavori precedenti abbiano evidenziato numerose fratture nella crosta, le condizioni attuali non risultano idonee a un evento eruttivo".

Scenari futuri: il confronto con il 1538

Il monitoraggio resta comunque ai massimi livelli. Se il sollevamento del suolo dovesse proseguire per i prossimi decenni con i tassi attuali, la sorgente magmatica potrebbe accumulare volumi simili a quelli che alimentarono l’ultima eruzione storica, quella del Monte Nuovo nel 1538. Tuttavia, si parla di una scala temporale di "alcune decine di anni" e di uno scenario che resta oggetto di dibattito scientifico.

La sfida della ricerca

La natura della sorgente del bradisismo – se puramente magmatica o legata alla risalita di fluidi idrotermali – rimane al centro del confronto tra gli esperti. L'obiettivo futuro dei ricercatori è integrare dati geofisici, geochimici e geodetici per ridurre i margini di incertezza e affinare le capacità di previsione, garantendo la massima sicurezza per il territorio.