Rischio idrogeologico, una mappa dai rilevamenti satellitari

Questa mattina la firma del protocollo d'intesa tra il Comune e l'Irea-Cnr di Napoli

rischio idrogeologico una mappa dai rilevamenti satellitari

Il progetto mira alla misurazione degli scostamenti nell'evoluzione dei movimenti del suolo e delle strutture del capoluogo irpino. L'assessore Ruberto: accordo importante per la salvaguardia del territorio e gli interventi preventivi

Avellino.  

Importante protocollo d’intesa tra il Comune di Avellino e l’Irea - Cnr di Napoli per la salvaguardia del territorio. Questa mattina la firma dell’accordo e la presentazione del progetto che attraverso un sofisticato sistema di rilevazioni satellitari misura al centimetro gli scostamenti nelle deformazioni del suolo e delle strutture. Uno strumento utilissimo per monitorare le aree soggette a rischio idrogeologico e intervenire prima che possano accadere tragedie dovute a smottamenti, frane o altri fenomeni naturali.

Al tavolo, insieme all’assessore all’Ambiente Giuseppe Ruberto, e al funzionario del Settore, l’architetto Michelangelo Sullo, il direttore dell’Irea Riccardi Lanari, il referente tecnico dell’accordo Paolo Berardino e il tecnico Generoso Sole.

«Oggi - ha detto l’assessore Ruberto - il Comune sottoscrive un’importante intesa con il Cnr di Napoli per la tutela del territorio avellinese che sarà monitorato attraverso una sofisticatissima rete di satelliti che consentono di ottenere immagini ad alta definizione, analizzabili mediante una avanzatissima tecnica radar. Ciò consentirà un controllo approfondito e puntuale. Il progetto si concretizzerà con la presentazione di una relazione da parte dell’Istituto subito dopo l’estate».

A seguire i termini per l’accordo e la metodologia applicata ai rilevamenti è stato il funzionario del Settore Ambiente di Palazzo di Città, Sullo, che ha spiegato: «Già in passato abbiamo lavorato con l’Irea-Cnr per verificare la situazione di Rampa Santa Maria delle Grazie. Adesso abbiamo stretto un’intesa a titolo gratuito, attraverso la quale l’Istituto mette a disposizione i dati registrati da questi satelliti di nuova generazione utilizzati anche per i controlli dopo i terremoti de L’Aquila e dell’Emilia. Si tratta di un sistema standardizzato e consolidato che ha già dato ottimi risultati».

A illustrare tecnicamente il senso dell’attività il direttore Lanari: «I sistemi utilizzati trasmettono impulsi retrodiffusi, quindi, non hanno bisogno di una sorgente di luce esterna. Inoltre funzionando mediante una banda a micro-onde penetrano nuvole, nebbia e in buona parte la pioggia. Dunque sono attivi di giorno, di notte e indipendentemente dalle condizioni meteo. Parliamo di sistemi in grado di misurare anche frazioni di centimetro a distanza di centinaia di chilometri. Insomma, riescono a leggere uno scostamento (abbassamento o sollevamento del suolo) davvero minimo da un’immagine a quella successiva. Naturalmente noi siamo radaristi, quindi l’interpretazione dei dati spetta al geologo o allo strutturista. Di certo, però, possiamo dire che se le sollecitazioni a cui è soggetto un edificio non vanno nella stessa direzione, il rischio che questo possa spaccarsi diventa elevato. In linea generale nella soglia degli scostamenti non è fondamentale la misura complessiva ma se c’è una variazione di deformazione, oltre all’evoluzione temporale: quanti centimetri all’anno. Al momento per quella che è stata una prima verifica - ha concluso Lanari - il territorio del Comune di Avellino non sembra presentare situazioni anomale preoccupanti».

Chiaro, infine, l’utilizzo dei dati: creare una mappa dell’area di riferimento con le zone soggette a deformazione e, quindi, a rischio di inneschi di fenomeni naturali franosi, indagarne le cause e nel caso intervenire in maniera preventiva.

Alessandro Calabrese