Una speranza per la cura del tumore maligno ai polmoni arriva dall'Irpinia. Per la terza volta il professore Ugo Cioffi è stato invitato dalla prestigiosa piattaforma enciclopedica internazionale “Atlas of Science” a pubblicatre sul sito “Layman's summary” la ricerca scientifica intitolata. “Systemic Lymphadenectomy is Fundamental, especially in clinical N0 patients. Ann Thorac Surg. 2017 Oct;104(4):1436-1437. Poiché ritenuta una delle ricerche più interessanti nel settore chirurgico onclogico. Ecco di seguito un approfondimento.
Il ruolo della Linfoadenectomia nella gestione chirurgica del carcinoma polmonare primitivo
La prognosi e la sopravvivenza dei pazienti affetti da carcinoma polmonare primitivo non a piccole cellule dipende dallo stadio di malattia, cioè dalla sua progressione che è determinata dalle dimensioni del tumore stesso, dall’eventuale coinvolgimento linfonodale e della presenza di metastasi a distanza.
Di contro la determinazione della stadio di malattia si distingue in una fase preoperatoria ed una operatoria. La stadiazione preoperatoria, detta anche “clinica”, si basa sulla diagnostica per immagini (CT e PET/CT) eventualmente supportata da biopsie del tumore o dei linfonodi eseguite con metodiche mini invasive che variano dalla broncoscopia operativa alla biopsia percutanea fino alla biopsia chirurgica mirata. Mentre la stadiazione operatoria, detta anche “chirurgica”, si basa sull’analisi di tutto il campione anatomico asportato durante l’intervento.
La stazione clinica serve per stabilire quale trattamento terapeutico sia più indicato per il paziente. In pratica serve a stabilire se il paziente possa o meno essere indirizzato alla chirurgia (quando la malattia è in stadio localizzato o localmente avanzato) o debba essere indirizzato ad un trattamento chemio/radioterapico.
Sfortunatamente però, la stadiazione clinica è viziata dalla presenza di falsi negativi, pertanto può verificarsi che la stadiaizone chirurgica sia diversa da quella aspettata. Quando lo stadio di malattia chirurgico, e quindi definitivo, è peggiore di quello clinico si parla di upstaging, viceversa di downstaging.
Ovviamente la prognosi e la relativa scelta terapeutica successiva sono fortemente condizionate da un eventuale cambiamento nella stadiazione, pertanto è opinione comune che una stadiazione chirurgica quanto più corretta possa migliorare la sopravvivenza del paziente identificando quei soggetti che necessitino di una terapia adiuvante.
Ma cosa significa stadiazione chirurgica corretta?
Nella maggior parte dei casi la re-definizione dello stadio di malattia dopo l’intervento chirurgico riguarda un cambiamento dello stato dei linfonodi ilari e mediastinici (fattore N) piuttosto che le caratteristiche del tumore (fattore T) o la scoperta di eventuali metastasi (fattore M). Per questo motivo la biopsia intraoperatoria dei linfonodi di riferimento andrebbe sempre eseguita con lo scopo di confermare o modificare lo stadio clinico.
Tuttavia rimangono aperte alcune cruciali questioni in merito alla biopsia dei linfonodi di riferimento per il polmone operato. Le riassumiamo come segue:
quante stazioni linfonodali andrebbero indagate durante l’atto chirurgico?
quanti linfonodi per ogni stazione andrebbero asportati?
quanto tessuto linfonodale andrebbe asportato per ciascun linfonodo indagato (tutto o una frazione)?
Come detto, il razionale comune che sottende queste domande è il raggiungimento di una diagnosi quanto più accurata possibile. Tuttavia esiste un altro punto irrisolto riguardo all’utilità della determinazione chirurgica del fattore N. Infatti, è diffuso tra i chirurghi toracici il senso comune che la asportazione linfonodale possa essere terapeutica di per sé, indipendentemente dalla corretta definizione della progressione di malattia.
Diversi autorevoli studi sono stati pubblicati a tale proposito ed esistono già dati statistici che indicano un numero minimo di linfonodi da biopsiare nella gestione del tumore del polmone. Tuttavia non esiste ancora un consenso comune sul numero esatto e sulla relativa sede.
Purtroppo il limite della maggior parte degli studi eseguiti è la natura retrospettiva degli stessi e quindi la mancanza di una randomizzazione. Questo accade perché la necessità di raccogliere casistiche numerose impone l’utilizzo retrospettivo di database già esistenti. Inoltre, i dati raccolti in database multicentrici spesso non forniscono indicazioni sulle tecniche utilizzate per l’asportazione linfonodale o comunque non garantiscono una omogeneità di condotta.
Pertanto un ulteriore sforzo da parte della comunità dei chirurgi toracici e della Società che li rappresentano sarebbe necessario per determinare una strategia comune e definitiva in merito a questo importante argomento.
Questa piattaforma (Atlas of Science) offre una doppia opportunità sia ai ricercatori che ai profani. Da un lato consente ad un pubblico ampio, ben oltre la ristretta cerchia della comunità scientifica, di avere un accesso alle ultime novità in campo scientifico attraverso una lettura più semplice possibile accessibile anche ai non addetti ai lavori. Dall’altro offre la possibilità ai ricercatori ed uomini i scienza di scrivere e pubblicare, su invito, della stessa “Atlas of Science” una breve ed accessibile sintesi delle loro ricerche (peer-reviewed) più recenti.
