di Luciano Trapanese
Ha ragione chi ha scritto: è stato il peggior consiglio comunale della storia. E ci voleva un certo impegno per centrare l'obiettivo, anche perché di sedute in aula ai limiti dell'indecente ce ne sono state molte. Ma mai a questi livelli.
Era stato facile prevedere una assise balcanizzata. Il discorso di apertura di Vincenzo Ciampi ha dato la stura alla rissa verbale, allo scontro aperto, a un dialogo prossimo all'offesa.
Il sindaco ha riproposto l'immagine della «casa in fiamme», del banchetto ai danni dei cittadini, delle vicende giudiziarie, anche presunte, da portare eventualmente in procura. Più che un'apertura, una provocazione, anche perché è poi irrilevante, quasi uno sfottò, concludere con l'augurio «che si riducano i consigli comunali convocati come strumento per criticare e non risolvere problemi. Abbiamo questioni non più rimandabili di cui occuparci: sono sicuro che la maggioranza di voi consiglieri lo capirà».
L'impressione è che il sindaco, dal basso della sua schiacciante minoranza, cerchi un incomprensibile scontro. E che l'opposizione (larga maggioranza), non veda l'ora di rispondere a tono. Il risultato è la bagarre. E chi sperava nella difficile, ma possibile e faticosa (citando Nadia Arace), costruzione di un percorso attraverso il dialogo e la mediazione politica, non può far altro che ripiegare quelle speranze e chiuderle in un cassetto. Probabilmente non avverrà in questa consiliatura.
Il sindaco Ciampi ha ritenuto inutile e dannoso il dibattito sui manifesti della gogna. Avrebbe anche avuto ragione se il sottosegretario Carlo Sibilia non avesse dichiarato che quello sarà il modus operandi dell'amministrazione 5Stelle. Non un caso isolato, dunque. Ma una precisa e chiara scelta di campo. Difficile non parlarne in aula. Cioè il luogo deputato al confronto democratico, molto più – non sarebbe neppure il caso di ricordarlo – dei social.
E' necessario archiviare in fretta questa pagina. Domani si torna in aula e si dovrebbero discutere – e finalmente – le linee programmatiche di questa amministrazione. In pratica: come l'esecutivo 5Stelle ha immaginato di governare la città, quali sono gli obiettivi e come raggiungerli. Il libro mastro del governo cittadino. Dopo quello che è accaduto non è difficile prevedere un secondo round del triste spettacolo di martedì pomeriggio.
Ci sembra del tutto assente il desiderio di aprire al dialogo, di stemperare i toni, di adattare il linguaggio al rispetto istituzionale che un'aula consiliare dovrebbe meritare.
Lo ammettiamo con dispiacere. Criticare gli atteggiamenti e le scelte della giunta 5Stelle è diventato uno sterile esercizio di stile. Eppure non c'era nessun pregiudizio nei confronti della nuova amministrazione, solo una legittima curiosità. Una apertura di credito che è stata messa in discussione già dalla decisione di governare senza numeri. E che ha perso altri punti quando si è compreso che l'esecutivo non modificando lo stile della propaganda (che va bene in campagna elettorale), piuttosto che sulle cose da fare si è concentrato sullo sparo ad alzo zero sul passato. Che può avere una sua logica, ma non può rappresentare l'argomento caratterizzante della giunta. Soprattutto se quell'argomento aliena ogni possibile condivisione con altri pezzi dell'aula, tutti fondamentali per costruire il consenso necessario ai 5Stelle per governare.
L'opposizione fa il suo gioco, grazie alla forza dei numeri e a un esecutivo che nulla fa per scardinarla, dividerla, indebolirla. Anzi, Ciampi è riuscito dove Foti ha fallito: ricomporre il lacerato Pd e saldarlo a liste che con quel Pd erano in feroce rottura, tanto da votare il candidato 5Stelle al ballottaggio.
Non riportiamo gli scivoloni di questi tre mesi (dai manifesti al copia e incolla), vogliamo, citando Ciampi, credere che «nel tentativo di domare le fiamme qualche soprammobile si sia rotto». Ok, ammettiamo anche che la gestione del consiglio comunale di martedì sia un altro soprammobile in frantumi. Domani però si torna in aula. Accantonati i manifesti, si proverà ad avviare un serio dibattito sulle linee programmatiche? Dipenderà certo anche dalla relazione di Ciampi. Sarebbe d'aiuto un discorso senza provocazioni (la città in fiamme, i banchetti e così via...). Ma siamo certi che il suo programma sarà comunque valutato senza sconti dall'opposizione. A quel punto o il sindaco accetta il confronto, anche duro, vivace, polemico, sulle linee proposte, dimostrando quelle capacità di mediazione necessarie per governare, o assisteremo a un'altra rissa. La seconda di una serie che si preannuncia lunga. In aula si continuerà a perdere tempo. I cittadini inizieranno a perdere la pazienza. Ma a perdere davvero sarà Avellino e i suoi residenti.
