Pronta la sfiducia a Ciampi, ma un consigliere Pd...

Il retroscena dietro il clamoroso ritiro delle linee programmatiche. L'inciucio del pub?

Erano già state raccolte diciotto firme per sfiduciare il sindaco. Poi c'è chi ha avvisato il primo cittadino che ha evitato il voto in aula... Nadia Arace aveva già parlato nel suo intervento di un accordo raggiunto tra bar e locali notturni...

Avellino.  

 

di Luciano Trapanese

Sul colpo di teatro delle linee programmatiche improvvisamente ritirate da Ciampi c'è un retroscena. Da vecchia politica. Molto vecchia.

Prima del consiglio comunale, e in conseguenza sia del ricorso al Tar dei 5Stelle, sia dell'ennesimo post di fuoco del primo cittadino sui social, i consiglieri dell'opposizione avevano preparato un documento di sfiducia al sindaco. Diciotto firme contro le diciassette necessarie. Un atto che alla vigilia non era ritenuto probabile, ma comunque possibile. A questo punto un esponente del Partito democratico – evidentemente in disaccordo -, ha informato il primo cittadino: evita il voto sul programma o ti mandano a casa. E questa sarebbe stata la genesi del repentino dietrofront di Ciampi sulle linee. Quel ritiro non è stato dunque dettato da una apertura, ma da una “strategia salvavita”.

Una scelta che era stata anche sorprendente. Dopo due mesi di lavoro, dopo la gaffe dell'introduzione interamente scopiazzata da quella redatta dalla giunta di destra del comune di Verona, dire che quelle linee, in pratica il programma che i 5Stelle avevano sottoposto agli elettori, era carta straccia, ha suscitato più di una perplessità.

Il consiglio di ieri non ha raggiunto le vette indecenti di quello precedente. Eccetto una reazione subito sedata del pubblico e qualche scambio di battute più o meno acceso, il dibattito si è svolto nel rispetto del luogo e delle istituzioni. Molto meno i contenuti. Sul sindaco un fuoco di fila di accuse. E tutte si sono concluse con la stessa identica frase: sei un bugiardo. Un pessimo inizio, ha evirato qualsiasi possibilità di dialogo. Lo ha fatto con modi garbati Enza Ambrosone, con ironia Nello Pizza («Sul ricorso al Tar c'è scritto: Vincenzo Ciampi contro il comune di Avellino), con un video Lucia Cipriano, e con una durezza solo apparentemente soft, Dino Preziosi («Sindaco, si deve dimettere»).

Ciampi ha tentato una difesa. Ha più volte ripetuto «non dico menzogne». Ma è apparso in difficoltà. Poi, il colpo di scena: «Ritiro le linee programmatiche, le faremo insieme, sono aperto alla collaborazione di tutti».

Che già da subito non è apparsa una vera apertura, ma un modo per sottrarsi al voto dell'aula. Una scelta strategica anche logica. Poi è iniziata a circolare l'indiscrezione. «Ha evitato il voto anche perché aveva saputo che l'opposizione era pronta a sfiduciarlo».

E ora, cosa accade? Una parte dell'opposizione, Cipriano, Arace, Preziosi, Morano, Pizza e parte del Pd, ha già fatto sapere di non essere interessata a collaborare sulle linee programmatiche. Un altro pezzo del Partito democratico – forse lo stesso del quale fa parte il consigliere “informatore” - ha invece assunto una posizione più sfumata, fornendo un piccola (ma non troppo) spiraglio al dialogo.

Di un inciucio in corso aveva accennato in aula anche il consigliere Nadia Arace. Parlando in modo esplicito di «incontri al bar o nei pub». Incontri non smentiti dalla replica del sindaco Ciampi, che ha precisato: «Fuori dall'aula parlo con chi voglio e se l'incontro è avvenuto in un pub o in un bar, forse non era così segreto». Ha escluso inciuci, dunque. Si vedrà. Di certo l'indiscrezione sull'informatore sarà confermata solo dall'atteggiamento che una parte del partito democratico potrebbe avere sulla stesura delle linee programmatiche e il successivo voto in aula. Solo allora si capirà in modo definitivo chi sarà vicino all'esecutivo e chi avrà invece scelto la strada dell'opposizione.

Non è proprio una condotta trasparente, comunque. Il sindaco avrebbe potuto condividere - proiprio perchè in minoranza - la stesura delle linee programmatiche già dal primo consiglio comunale, prima cioè dal fiume di inutili polemiche che alimenta il dibattito (si fa per dire), nel Palazzo di città, tra le strade di Avellino e soprattutto sui social.

Questa fase della politica amministrativa avellinese ha comunque un merito. Anche ieri l'aula consiliare era gremita di pubblico. Chissà se i cittadino sono stati richiamati in comune dal piacere di assistere al dibattito per il “bene della città” o se invece sono stati attirati di uno spettacolo – e siamo buoni - insolito...