di Luciano Trapanese
Prima l'apertura, poi l'aut aut. Il sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi, dopo aver invitato le opposizioni a fornire un contributo per l'elaborazione delle linee programmatiche («Siamo aperti al confronto con tutti, accantono il nostro programma, facciamolo insieme»), impone tempi strettissimi, al limite dell'impossibile, per varare, insieme alle altre componenti del consiglio, un “piano operativo” per Avellino. L'architrave della sua amministrazione.
Ha infatti dichiarato (il giorno dopo quella richiesta d'aiuto): «Se lunedì non si chiude sulle linee programmatiche per discuterle in consiglio, non so cosa potrà accadere. Potrebbero dimettersi loro, o io. La questione va definita in sette giorni».
Una accelerazione anche giusta, se non arrivasse dopo due mesi di colpevole ritardo. Ma soprattutto: un programma a più mani difficilmente potrà essere stabilito nel giro di una o due riunioni.
Insomma, un altro giro di valzer. Probabilmente destinato a prolungare l'attesa. E a dare risultati molto prossimi allo zero.
La partenza di questa consiliatura è diventata una strana partita a scacchi: con la possibilità per entrambi i contendenti di dare scacco matto con una sola mossa. Ma nessuno ha capito se conviene vincere o perdere. Il risultato è uno stallo imbarazzante.
Il consiglio comunale di giovedì sera è finito in modo paradossale. Il sindaco Ciampi, con una umiltà che gli va riconosciuta (almeno in quella sede), aveva fatto una ammissione importante e una apertura significativa. Ha confessato la sua inesperienza («non sono un politico»), e concesso l'onore delle armi, stracciando il programma del Movimento, e offrendo a tutti l'opportunità di disegnare delle linee operative per il governo della città. Ribadiamo: un atto di umiltà quasi francescano per uno che è stato definito bugiardo nel corso di tutto il consiglio comunale.
Il giorno dopo – come spesso accade -, l'altro Ciampi veste panni ben più belligeranti e impone un ultimatum: presentate subito il programma o tutti a casa.
A questo punto solo una cosa è certa: difficilmente questa amministrazione andrà avanti (potrebbe farlo solo se il tar ribaltasse gli equilibri in consiglio fornendo a Ciampi una adeguata maggioranza). Lasciarla in vita così com'è non conviene a nessuno. Nè ai 5Stelle, che rischiano di perdere consensi. Nè all'opposizione, che tra un po' non avrà più argomenti per giustificare il rinvio della mozione di sfiducia.
L'alternativa alle due opzioni è una sola: un balletto continuo. Questa perenne sospensione tra propaganda e realtà (l'esecutivo), tra denunce e carezze (l'opposizione). In mezzo c'è una città che non può permettersi di perdere tempo, ma è bloccata in mezzo al nulla, schiava di logiche e strategie che non hanno niente da spartire – per citare i 5Stelle – con il «bene comune».
