Parella: "Noi, infermieri in lotta contro un virus disumano"

La caposala del Moscati Evelina Parrella: siamo sfiniti ma non ci arrendiamo

parella noi infermieri in lotta contro un virus disumano
Avellino.  

"Questa pandemia ci ha travolti e ci ha trovati, per dei versi, impreparati. La verità è che noi eravamo increduli, non pensavamo che un virus potesse mettere in ginocchio tutto il sistema sanitario. Sembrava un film di fantascienza. La paura ha governato le nostre azioni e la nostra mente, poi dopo passata la prima fase e avendo una lieve conoscenza di ciò che questo virus rappresentava l'abbiamo affrontato, sempre con paura, ma con tanto spirito di abnegazione". Così Evelina Parrella, caposala del Pronto Soccorso di Avellino riflette e racconta l'emergenza covid nel reparto di emergenza del Moscati di Avellino.

Proprio i sanitari del Pronto Soccorso dell'ospedale di Avellino hanno fatto fronte all'onda d'urto del Coronavirus. Restano vivide nella nostra memoria le immagini delle ambulanze che arrivavano e arrivano a raffica nel nosocomio del capoluogo. Smistare i pazienti, prevedere il rischio, effettuare screening per intercettare casi covid. Questa la frontiera in cui hanno lavorato senza mai fermarsi i sanitari del pronto soccorso.

Elvelina Parrella caposala del pronto soccorso non si è mai risparmiata con i suoi colleghi in questi lunghi mesi di emergenza rossa.

"La seconda ondata è stata la più difficile in assoluto per il numero di ammalati di Covid 19 che si sono recati presso il Pronto soccorso. È stato terribile. Ancor di più è stato terribile vedere la solitudine e la paura negli occhi degli ammalati e la preoccupazione dei familiari - racconta Evelina Parrella -.
Questo virus è disumano, toglie dignità alla morte.
Mi sento, a nome di tutto il personale - continua Parrella -, di chiedere scusa se a volte non siamo stati e forse non saremo celeri a dare risposte immediate, ma è lo stesso virus che ci rallenta. Lo screening al triage è necessario per dividere i pazienti tra l'area non Covid, area dei sospetti e area Covid.
L'unica arma che abbiamo oggi per sconfiggere questo virus è il vaccino, a me fa un po' paura, ma lo farò e assieme a me domenica 27 altri 100 colleghi. 
Per questo Natale, così diverso, dagli altri, voglio semplicemente augurare, così come ha scritto un amico del mio paese, che tutto torni presto a quella scontata normalità, noiosa, insoddisfatta a tratti, complicata e misera che avevamo che però tanto male non era e forse dovremmo guardarla con occhi nuovi".