Le Ali della libertà all'Expo di Milano

L'annuncio del presidente di Mediterraneo Sociale, Salvatore Esposito, ai detenuti di Avellino

Avellino.  

Costruire un aereo e volare con quello oltre le mura della prigione. Nulla a che fare con l’evasione, ma certamente un’occasione per essere più liberi. 
È il progetto che verrà presentato a Expo Milano 2015 oggi, al padiglione della Kip International School: “Una cosa è fare le pulizie o collaborare alla mensa. Un’altra è costruire qualcosa di grande, un aereo”. A dirlo il presidente di Mediterraneo Sociale, Salvatore Esposito, mentre illustra le attività dei detenuti nel carcere di Avellino. Loro, insieme a ingegneri e operatori, costruiscono piccoli aerei che poi vengono usati dalla Regione per varie attività di monitoraggio del territorio. Un accordo win-win: la Campania finanzia il progetto – che non a caso si chiama “Le Ali della Libertà”, come il film con Tim Robbins – e risparmia sul noleggio dei velivoli; i detenuti ci guadagnano un lavoro vero in carcere e una competenza in più per il dopo. 
Il primo aereo costruito col progetto si chiama Social Flight One, è un biposto e viene dall’Icatt -Istituto a custodia attenuata per il trattamento delle tossicodipendenze di Lauro, nell’avellinese. È esposto da tempo al Padiglione Kip International School . “Questo per noi è la dimostrazione che è possibile rendere i territori attraenti con le persone più imprevedibili”, dice Luciano Carrino, il responsabile della scuola: “Funziona purché ci sia la volontà di mettersi insieme tra settore pubblico e gruppi attivi della società”. 
Il progetto è condotto da Mediterraneo Sociale, un consorzio delle comunità locali sostenibili con sede a Napoli, col patrocino dall’associazione Il Pioppo onlus e dalla Caritas di Avellino. I finanziamenti, invece, sono arrivati dal Fondo Lotta alla Droga della Regione Campania. Le Ali della Libertà si distingue anche per la forma assunta, di cooperativa, che prende commesse da enti pubblici e privati e possiede anche un piccolo terreno con un hangar dove lavorare. Tra i membri della coop, oltre ai detenuti volontari dell’Icatt che prestano la manodopera, ci sono anche da ingegneri, motoristi, artigiani e piloti che forniscono il supporto tecnico necessario. “Puntiamo a ripetere questi modelli di economia in altre regioni e altre realtà” – spiega Esposito – “come già fa con le altre forme di agricoltura sociale ed economia civile promosse dalla nostra associazione”.

 

 

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