Tentato omicidio Petrone: indagati dinanzi al gip

Domani gli interrogatori. Gli indagati saranno ascoltati dal magistrato, Antonio Sicuranza.

I tre sono stati destinatari di misure cautelari dopo che è mutato il capo di imputazione originario: da lesioni aggravate in concorso a tentato omicidio in concorso.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Compariranno domani di fronte al giudice per le indagini preliminari, Antonio Sicuranza, i tre indagati per tentato omicidio in concorso ai danni di Federico Petrone, ferito a Contrada da un colpo di pistola la sera del 9 gennaio. Si tratta del 22enne P.K., sottoposto all'obbligo di comparizione dinanzi alla polizia giudiziaria, del 19enne G.C. e del 22enne G.D.F., entrambi sottoposti agli arresti domiciliari. Misure cautelari eseguite dai carabinieri di Baiano, agli ordini del comandante Gianluca Candura. I militari si sono occupati di seguire le indagini sotto la supervisione del pubblico ministero, Paola Galdo.

Le accuse a carico degli indagati

G.C., rappresentato dagli avvocati Ettore Freda ed Edoardo Fiore, secondo l'accusa avrebbe sparato il colpo che ha ferito Petrone a un braccio. Il proiettile sarebbe stato esploso da un pistola semiautomatica glock da distanza ravvicinata. Nel primo interrogatorio l'indagato aveva offerto la sua versione dei fatti spiegando come il colpo che ha ferito la vittima sarebbe partito accidentalmente nel tentativo di difendersi.

G.D.F, difeso dagli avvocati Antonio Todisco e Giuseppe Scafuro, durante l'aggressione subita da Petrone, dal fratello e da tre amici, avrebbe bloccato il giovane rapper di Serino che cercava di divincolarsi.

P.K., rappresentato dagli avvocati Nello Pizza e Marina Pierro, avrebbe rivolto diverse frasi ingiuriose a Petrone e ai suoi amici. Fra le quali: «Andate via, sennò prendete le mazzate!»

Le misure cautelari

I tre indagati sono stati destinatari delle misure cautelari dopo che il gip ha accolto la richiesta della Procura. E' mutato il capo di imputazione da lesioni aggravate e tentato omicidio. Una richiesta – quella degli inquirenti – arrivata all'indomani dei risultati delle perizie eseguite dai consulenti, l'ingegnere Alessandro Lima e il medico legale Elena Picciocchi. Si sono occupati di accertare, fra le altre cose, le modalità di funzionamento dell'arma, la distanza fra feritore e vittima, la traiettoria seguita dai colpi.