Tentano di sequestrare un uomo: indagati dinanzi al gip

Si terranno domani pomeriggio gli interrogatori dei due uomini arrestati nell'inchiesta della Dda.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Saranno interrogati domani Elpidio Galluccio e Diego Bocciero, arrestati dai carabinieri di Avellino, con altre tre persone finite ai domiciliari, in un'inchiesta dell'antimafia su presunto tentativo di sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso ai danni di un giovane irpino. Nell'indagine figurano anche altre due indagati per i quali non sono state ritenute sussistenti le esigenze cautelari. 

Gli arresti, firmati dal gip della Procura napoletana, Maurizio Conte, rientrano in un'indagine nata dopo la denuncia della fidanzata di un ventenne che avrebbe rubato, dalla cassaforte dell'autorimessa gestita dai due indagati finiti in carcere, oltre quindicimila euro per poi fuggire a Roma. A quel punto – secondo quanto emerso dalle intercettazioni – sarebbe partita una caccia all'uomo. A telefono gli indagati, intercettati, avrebbero fatto più volte riferimento al progetto di farla pagare cara al giovane. Fino a che sarebbe stata organizzata una spedizione punitiva che doveva avvenire proprio a Roma, sventata dall'intervento dei carabinieri.

Per l'accusa gli indagati avrebbero minacciato anche la compagna del ragazzo per ottenere la password Facebook del profilo del 20enne. Intanto i militari si erano assicurati di metterlo al sicuro. Così i sette si sarebbero affidati anche a un investigatore privato per ritrovare il giovane. Il detective avrebbe accettato l'incarico per poi tirarsi indietro. Per gli investigatori i soldi sottratti derivavano in pratica dall'attività svolta nell'autorimessa, il resto da una presunta usura. L'indagine è infatti ancora in corso per individuare i complici del presunto gruppo criminale.

La difesa degli indagati, affidata fra gli altri agli avvocati Gaetano Aufiero, Carmine Danna e Nello Pizza, impugnerà le misure tentando di dimostrare l'insussistenza delle esigenze cautelari. Fari puntati, fra le altre cose, proprio sulla somma sottratta che, per i difensori, deriverebbe dall'attività realizzata all'interno dell'autorimessa e nulla avrebbe con condotte illecite addebitate agli indagati.