Inchiesta su coca e hashish: uno dei "capi" resta in silenzio

L'indagato è indicato come "promotore" di uno dei due gruppi criminali smantellati dalla Dda.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Sono iniziati gli interrogatori per gli indagati coinvolti nell'inchiesta su un vasto giro di spaccio fra Nola, l'Irpinia e il Sannio (Leggi: "Così l'Irpinia veniva rifornita di cocaina e hashish"). Ha deciso di rimanere in silenzio Benedetto Cava che dagli investigatori è ritenuto uno dei promotori dei due presunti gruppi criminali dei quali l'antimafia napoletana ha ipotizzato l'esistenza. L'indagato, affiancato dal suo avvocato di fiducia Gaetano Aufiero, probabilmente impugnerà la misura al Riesame: sarebbero diverse le incongruenze che la difesa è pronta a evidenziare.

I trentadue indagati finiti in manette avrebbero dato via a due gruppi criminali che gestivano un giro di cocaina e hashish fra tre province. Numerosi i sequestri effettuati dalla Squadra Mobile di Nola, decine e decine le intercettazioni che hanno permesso agli investigatori di ricostruire il modo di agire degli indagati. Parte delle commesse sarebbero state organizzate anche attraverso facebook e whatsapp. Per l'antimafia erano chili e chili di droga quella che i corrieri si occupavano di smerciare per il vasto numero di acquirenti: decisivi si sarebbero rilevati i “ganci” distribuiti in ogni provincia. Indagati che conoscevano alla perfezione il territorio e che sapevano come far muovere la sostanza stupefacente eludendo i controlli.

Per gli inquirenti napoletani il centro dello spaccio era rappresentato dal nolano, i due gruppi criminali si sarebbero avvalsi di un 31enne di Napoli per coordinarsi. Inoltre una posizione di spicco – per l'accusa – era ricoperta dalle donne che avrebbero impartito ordini e supervisionato lo svolgimento delle attività. Una situazione comunque non unica nel panorama criminale campano. Dove sono sempre di più le figure femminili che ricoprono posizioni di spicco nei clan della camorra. Una caratteristica che distingue i gruppi criminali partenopei da quelli casertani, per struttura più simili alle associazioni mafiose. Dove le donne al potere sono poche e si occupano comunque di attività minori del gruppo. Ricorderete le cognate del boss Michele Zagaria alle quali veniva contestata la ricettazione per aver gestito parte del denaro “sporco” dei clan.