di Andrea Fantucchio
Un'atmosfera surreale. Mentre all'esterno del tribunale di Avellino questa mattina è esplosa la protesta dei parenti delle vittime del bus (Guarda il video), precipitato dal viadotto dell'Acqualonga nel 2013, al primo piano del palazzo di giustizia è andata in scena un'udienza che potrebbe rappresentare una svolta per il prosieguo del dibattimento. Nel quale sono imputate quindici persone accusate a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falso in atto pubblico (Alle 14.00 il servizio con le interviste su 696 Tv con la collega Paola Iandolo).
Dinanzi al giudice di Corte d'Assise, Luigi Buono, è stato ascoltato il meccanico Pasquale Favilla che per Lametta avrebbe effettuato alcuni controlli al bus, prima di una gita di poco precedente alla tragedia, non ravvisando alcun problema. Dichiarazioni che nell'ultima udienza hanno innescato la rabbia dei parenti delle vittime che hanno inseguito il proprietario del pullman scortato dalla polizia fino alla sua auto. Anche oggi all'imputato è stato riservato “un trattamento simile”. Alla fine del processo è rimasto chiuso in aula, con il suo avvocato di fiducia Sergio Pisani, fino all'arrivo di una scorta di poliziotti che lo ha condotto alla macchina. Parcheggiata a pochi metri dall'ingresso del palazzo di giustizia, dal lato del carcere. Un percorso brevissimo, forse per evitare a Lametta la “fuga” alla quale era stato costretto nell'ultima udienza. Ipotesi che poteva ripetersi anche alla luce di quanto emerso in aula. Prima delle parole di Favilla è stata ascoltata una registrazione, raccolta dopo la tragedia, proprio tra il meccanico e Lametta.
La registrazione e le parole del meccanico
Il titolare del bus aveva chiesto al meccanico se fosse intervenuto sui freni, lui aveva chiarito di aver sostituito soltanto i filtri del gasolio senza eseguire alcuna manutenzione perché “nessuno gli aveva ordinato di fare altro”. Parole sommerse da un brusio. I carabinieri hanno tranquillizzato i presenti. Favilla intanto ha confermato di essersi limitato alla sostituzione dei filtri prima che il bus partisse per una gita che ha anticipato di un paio di settimane la tragedia. Il meccanico nella sua deposizione ha aggiunto che «Lametta veniva da lui sporadicamente» e che si trattava di «un'officina generica e non specializzata», dichiarazioni che hanno innescato altri momenti di tensione che sono continuati anche al termine dell'udienza.
La richiesta dei parenti delle vittime al Procuratore
I parenti delle vittime si sono avvicinati al capo della Procura avellinese, Rosario Cantelmo, chiedendo che alcuni dei sopravvissuti vengano escussi in aula. Nella prossima udienza dovrebbero perciò essere ascoltate tre donne, una delle quali rimasta invalida a causa del sinistro. Anche il sostituto procuratore, Cecilia Annecchini, si è fermata a discutere con Giuseppe Bruno, presidente dell’associazione "Vittime dell’A16". La difesa condotta da Pisani mira a portare il aula il dipendente dell'officina al quale Lametta ha fatto riferimento chiamandolo semplicemente “Pierino”. Sarebbe stato registrato mentre diceva di "aver controllato il perno". Una supposizione che se fosse verificata riporterebbe d'attualità l'ipotesi della manomissione prima dell'incidente. Mentre i difensori, Massimo Preziosi e Giovanna Perna, hanno indicato due agenti della Polstrada che qualche anno prima della tragedia avrebbero fermato un bus della ditta di Lametta sprovvisto di revisione.
L'intercettazione già acquisita
Nella scorsa udienza il giudice ha intanto disposto l'acquisizione della trascrizione di un'intercettazione nella quale l'allora dirigente della motorizzazione civile di Napoli, Giovanni Di Meo, avrebbe chiesto all'ingegnere Carlo Manzo di verificare i documenti inerenti la revisione del bus all'indomani della tragedia. Così da poter rispondere all'interrogazione del Ministero dei Trasporti che chiedeva lumi sull'accaduto. Una prova che potrebbe rivelarsi fondamentale proprio per la posizione Saulino, difeso all'avvocato Antonio Rauzzino, al quale è addebitato di aver apposto la firma che certifica come nel marzo 2013 il pullman della ditta Lametta avesse effettuato con esito positivo la revisione. L'imputato ha sempre rigettato ogni addebito, chiarendo come quella firma non fosse la sua.
Le prossime due udienze sono in programma il 4 e il 18 maggio. Nel mese di giugno dovrebbero esserci le discussioni degli avvocati e le requisitorie dei procuratori Cantelmo e Annecchini che ha condotto le indagini col pubblico ministero, Adriano del Bene. Poi arriverà la sentenza.
