Finta sparatoria nel cantiere: sei mesi alla guardia giurata

Aveva raccontato di essere sfuggito per miracolo a un'aggressione armata.

finta sparatoria nel cantiere sei mesi alla guardia giurata
Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Una sparatoria nel cantiere dell'impianto eolico: solo il giubbotto antiproiettile aveva fermato tre colpi mortali. Lo avevano raccontato due guardie giurate irpine ai carabinieri di Morcone (Benevento) facendo scattare l’indagine. Prima che gli accertamenti portassero a uno sviluppo sorprendente: si erano inventati tutto. Non c’era stata alcuna sparatoria e anche i ladri erano frutto della loro immaginazione. Così il sostituto procuratore di Benevento, Assunta Tillo, aveva aperto un’indagine per procurato allarme, simulazione di reato e accensioni ed esplosioni pericolose a carico dei due agenti.

Questa mattina uno di loro è stato giudicato con rito abbreviato. Difeso dall’avvocato del foro di Avellino, Alberico Villani,  è stato condannato a sei mesi, con pena sospesa, nonostante la richiesta di un anno e due mesi di reclusione da parte del pubblico ministero. La vicenda aveva avuto molta eco mediatica. Secondo la ricostruzione dei carabinieri una delle due guardie giurate, durante un servizio di pattugliamento in un cantiere eolico di Morcone, aveva esploso un proiettile in aria e dato l’allarme alla centrale operativa. Così era intervenuto il secondo agente che aveva sparato tre colpi contro il suo giubbotto antiproiettile. Poi i due imputati avevano inventato la balla del conflitto a fuoco, descrivento un fantomatico raid contro l'impianto sventato grazie al loro intervento. Ma, ben presto, la fama da eroi è evaporata lasciando il posto a un comprensibile imbarazzo. I carabinieri, infatti, partendo dalle dichiarazioni discordanti degli agenti,  erano riusciti a ricostruire la dinamica della vicenda. E così proprio le due guardie giurate sono finite a processo. Questa mattina è arrivata la decisione del giudice per le udienze preliminari. L'avvocato Villani ha evidenziato diverse discordanze nelle prove raccolte a carico del suo assistito e così è riuscito a ottenere una pena più lieve di quella richiesta dal pm.