di Paola Iandolo
Hanno risposto per quasi due ore a tutte le domande del gip, Pellegrino e Giuseppe Capaccio, in carcere con le accuse di tentato omicidio dei vicini dopo un diverbio avevnuto nel pomeriggio di sabato Santo in piazza. ad Atripalda. I due, affiancati dal loro legale Alfonso Maria Chieffo, durante l'interrogatorio di garanzia hanno ricostruito le fase del diverbio e l'escalation di violenza. Padre e figlio - accusati di tentato omicidio della famiglia di M.R. vicino di casa dei due arrestati - hanno chiarito che alla base vi è stato un diverbio verbale tra il giovane Capaccio e l'altro indagato. Poi i primi colpi d'arma da fuoco esplosi dai Capaccio con la 7.65 intorno alle 19.50, poi i colpi subiti ed esplosi con un arma di grosso calibro intorno all'una. Infine altri colpi d'arma da fuoco esplosi dai Capaccio contro i vicini di casa.
La reazione
Intorno all'una di notte la reazione dei Capaccio contro l'abitazione di M.R. (indagato a piede libero). L'esecutore materiale - per gli inquirenti in base a quanto ricostruito, in via provvisoria, con l'ausilio delle telecamere di videosorveglianza - sarebbe Giuseppe Capaccio (era ai domiciliari per truffa), mentre Pellegrino sarebbe il concorrente morale. Il padre lo incita a sparare, contro i familiari di M.R., salvando i bambini. In un passaggio delle immagini video finite in mano ai carabinieri del Nucleo Investigativo - che hanno subito ricostruito la vicenda - gli ripete di ucciderli. Ribadiamo che sono contestazioni provvisorie e che le indagini sono tutt'ora in corso per far luce su chi ha esploso i colpi contro la porta blindata dei Capaccio.
