Viene assolto, nonostante gli abbiano trovato addosso un quantitativo di eroina pari a settanta dosi. Ha colpito tutti il caso del giovane avellinese, P.D., assolto due giorni fa, dopo sei anni di attesa. Nel 2009 il ragazzo era seduto a Napoli su una panchina, e aspettava l'autobus per Avellino. Quando dei poliziotti lo vedono allontanarsi frettolosamente verso un distributore Agip.
Insospettiti, si avvicinano, e gli trovano addosso diciotto cilindretti di eroina. Il Giudice delle Indagini preliminari, Maria Gabriella Pepe, aveva condannato il giovane a un anno e sei mesi di reclusione e ad una multa di 2mila euro. Poi una sospensione per condizionale.
Ora, in corte di appello, è arrivata l'assoluzione. Accolta la tesi difensiva dell'avvocato del giovane, Olindo Paolo Preziosi, che ha dimostrato come le dosi fossero per uso personale visto lo stato di tossicodipendenza del suo cliente e considerato il reddito personale dello stesso. Inoltre, ha continuato l'avvocato, è strano che uno spacciatore si muova in pullman e non con mezzo proprio, viaggiando con quelle dosi addosso.
Un caso a limite, ma non l'unico.
Nel 2015 fece discutere tutta Italia ciò che era accaduto a un 42enne di Firenze ritrovato dalla finanza con oltre 3100 dosi di cocaina in auto. Processato con rito abbreviato fu assolto. La motivazione? Secondo il giudice, eccetto il quantitativo, niente negli atti di causa faceva affermare con certezza il fine di spaccio. Non furono infatti trovate né sostanze di taglio, né bilancini, né contatti che facessero pensare ad eventuali clienti. Inoltre in quella storia furono decisive tre testimonianze: quella di uno psichiatra, di un commercialista e del padre dell'imputato.
Il medico descrisse come l'accusato fosse in passato un grande consumatore di marijuana. Poi sostituita proprio con la polvere bianca. Un lungo periodo di astinenza e la personalità del l'uomo ritenuta “infantile”, proiettata all'accumulo di oggetti, avrebbe fatto il resto. Il commercialista evidenziò come la famiglia di appartenenza dell'imputato fosse ricca e che l'uomo non avesse certo bisogno di soldi. Tesi confermata dal padre che si diceva sconsolato per la vicenda. Il figlio continuava infatti ad abitare presso i genitori. Aveva così una grande disponibilità di denaro liquido, oltre 400mila euro.
Nel 2005, poi, un'altra vicenda simile. Un giovane romano benestante coltivava in casa piante di marijuana per oltre 1100 dosi. Il La vicenda del ragazzo che si era costruito una vera e propria serra domestica con piante alte oltre il metro e mezzo, fece il giro d'Italia, con le fazioni degli assolutori che invocavano l'uso domestico. Tesi poi sposata dal giudici che assolse il giovane. Anche qui pesò la mancanza di elementi che facevano pensare allo spaccio. Così come il reddito, che non giustificava per il giudice, un bisogno tale da spingere il giovane a spacciare.
Andrea Fantucchio
