Presentata l'antologia arianese di Stanislao Scapato

Un'eccezionale raccolta di notizie gran parte inedite e ricerche interessanti

La valorizzazione della cultura nelle aree interne

Ariano Irpino.  

Il busto bronzeo realizzato dall'artista Marco Dell'Oriente è l’omaggio ad un grande uomo, una fonte limpida e brillantemente a disposizione di tutti gli assetati di cultura.

Così definisce Emilio Chianca, Stanislao Scapato per tutti Scapati venuto a mancare nel luglio scorso. L’antologia arianese da egli redatta è una eccezionale raccolta di notizie gran parte inedite e ricerche interessanti. Dalla cattedrale di Ariano Irpino, alla descrizione dei confini dell’agro troiano, anno 1019 e 1024, il riscatto di Ariano. 2 agosto 1585, itinerari archeologici, le cinque fontane di Carlo II di Borbone, tre patrioti arianesi ed ancora, la casa degli spiriti, Parzanese e le elezioni politiche dell’anno 1948 nella provincia di Avellino ed altro ancora.

“Scapati - afferma Chianca - ha ceduto nell’ultimo periodo della sua vita solo alla determinazione di Lello Guardabascio, alle sue sollecitazioni per rispolverare le antiche carte e riaprire i cassetti della sua memoria ancora integra.

Nasce così con la ricostruzione meticolosa di Antonio D’Antuono, unico nel riorganizzare il materiale sparso in mille appunti, con la mia collaborazione in trascrizione e nella correzione di articoli e di dati, un’opera fondamentale, pietra miliare, testata d’angolo, in grado di tracciare un profondo solco nella già cospicua tradizione storiografica locale e di consentire la nascita e lo sviluppo di nuovi interessanti spunti di ricerca e di interpretazione delle vicende arianesi dal periodo pre-romano alla fine del secolo scorso. Un ringraziamento particolare per la rilettura e pulitura del testo va all’amico Cesare De Padua sempre all’occorrenza disponibile.”

Risaltano nel volume i dati completi sul campione di misura, dal 1491 riferimento metrico per gli scambi mercantili in piazza grande di Ariano, di fronte a Sant’Oto a seguito del decreto di Ferdinando I D’Aragona del 6 aprile 1480.