Il maxi rogo di rifiuti scoppiato lunedì scorso ad Airola e che ancora oggi tiene con il fiato sospeso tre provincie: Benevento, Avellino e Caserta ha scatenato la rabbia, comprensibile, dei cittadini di quei territori ed ovviamente in particolare quelli di Airola e della Valle Caudina per le gravi conseguenze ambientali che la combustione di plastica e carta (il contenuto delle ecoballe in fiamme) potrebbero portare e che già stanno portando con l'aumento considerevole delle diossine e degli altri inquinanti.
Venerdì spontaneamente i cittadini hanno organizzato una manifestazione per dire basta a questo tipo di gestione dei rifiuti, anche e soprattuto quando sono ospitati in aree sottoposte a sequestri perchè finite in questioni giudiziarie.
Tutti vogliono sapere una cosa semplicissima: perchè per l'ennesima volta un rogo ha interessato i rifiuti in Valle Caudina e se tutto questo si poteva evitare.
Iniziative che stanno coinvolgendo anche privati cittadini. E' il caso dell'avvocato Teresa Meccariello che ha presentato e protocollato attraverso i canali ufficiali una petizione, come cittadina, alle Presidenze di Camera e Senato e alla Commissione Ecomafie e alla Regione.
“Questa è la seconda volta dopo il 2021, non possiamo aspettare la terza. La faccenda non riguarda più solo e soltanto Airola o la Valle caudina – spiega l'avvocato Meccariello -: il caso Airola è e deve essere un caso Nazionale perché è il fallimento di una regione di un modello. Dopo la terra dei Fuochi del 1994, il rogo dell'impianto STIR nel 2019, per citare soli i casi più emblematici, ci ritroviamo nel 2026 a parlare ancora delle stesse cose che si sommano a tante altre mancanze strutturali. Non abbiamo mai chiesto la luna ma cose semplici che in un paese civile si chiamano servizi pubblici essenziali (come la rete ferroviaria, una viabilità adeguata, la tutela del territorio) e lep (livelli essenziali di prestazione)”.
Nella petizione – esposto inviato, la “richiesta urgente di esercizio dei poteri d’inchiesta parlamentare in merito al devastante incendio del 31 agosto 2026 presso l’impianto di gestione rifiuti in località via Caracciano ad Airola. Verifica della gestione, dei rischi epidemiologici e dei danni all'ambiente e all'economia agroalimentare”.
L'avvocato Meccariello evidenzia come “L'evento in esame può qualificarsi come “aggressione diretta ed esiziale alla salute della popolazione e all'ecosistema della Valle Caudina e del Sannio”. La presenza accertata di diossine a livelli superiori alle soglie di tolleranza scientifica (0,28 pg/Nm³) costituisce la prova di un danno atmosferico significativo e persistente”.
Una situazione di emergenza confermata dal fatto che la Prefettura ha convocato un Comitato ad hoc per domani, venerdì 4 settembre, con i prefetti anche di Avellino e Caserta e presso il palazzo di Governo a Benevento, nella giornata di ieri, si sono riuniti “i indaci di ben 11 Comuni interessati (Airola, Arpaia, Apollosa, Benevento, Bonea, Bucciano, Forchia, Moiano, Montesarchio, Paolisi, Pannarano), i vertici di Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, ASL, ARPAC e della Prefettura di Avellino (data la contiguità dei Comuni irpini)”.
Una situazione che sta creando pericoli per le popolazioni ed è per questo che l'avvocato Meccariello autonomamente chiede a Camera, Senato di valutare “l'apertura di un'inchiesta parlamentare, l'opportunità di disporre l'audizione di soggetti coinvolti; valutare la verifica dell'attuazione dei piani di emergenza, promuovere un monitoraggio sanitario ed istituire il registro epidemiologico; promuovere e sostenere lo stato di calamità; tutelare la filiera agroalimentare locale; dichiarare la valle Caudina area a rischio di crisi ambientale (ex legge terra dei fuochi) e promuovere tutele speciali per la Valle Caudina”.
Intanto per sabato è stata annunciata la presenza ad Airola dei parlamentari Marco Cerreto e Gimmy Cangiano.
