La Campania apre il 2026 con indicatori economici che la collocano tra le regioni più dinamiche del Paese. L’ultimo rapporto Svimez certifica una crescita dell’1,3% del Pil nel 2024, superiore sia alla media nazionale sia a quella del Centro-Nord. Un risultato che, sommato agli anni precedenti, porta l’incremento complessivo tra il 2021 e il 2024 all’8,5%, contro il 5,8% registrato nelle aree più sviluppate del Paese.
La lettura degli industriali
Per Confindustria Campania, i dati non sono episodici ma il segno di una trasformazione strutturale. Il presidente Emilio De Vizia parla di un’economia che ha imparato a utilizzare meglio le proprie leve di sviluppo, a partire dalle risorse straordinarie arrivate dopo la pandemia. Il primo fattore di accelerazione resta il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Gli investimenti infrastrutturali, secondo De Vizia, stanno ridisegnando la geografia economica regionale. L’alta velocità Napoli-Bari non è solo un’opera ferroviaria, ma uno strumento capace di collegare aree interne e attrarre nuove iniziative produttive, riducendo storici divari territoriali.
La svolta della Zes unica
Accanto al Pnrr, la vera novità è rappresentata dalla Zona economica speciale per il Mezzogiorno, entrata in vigore a inizio 2024. Procedure autorizzative rapide, tempi ridotti a 30 giorni e maggiore certezza per le imprese stanno rendendo il modello campano appetibile anche fuori regione. Nei primi giorni del 2026, solo in Campania, sono già state rilasciate una ventina di autorizzazioni, un ritmo che alimenta l’interesse di imprenditori del Nord, pur senza convincere tutti sull’ipotesi di estendere la Zes a livello nazionale. A sostenere la crescita è soprattutto l’agroalimentare, con performance record sull’export verso gli Stati Uniti. Tengono comparti storici come la farmaceutica e l’aeronautica, mentre le rinnovabili rafforzano il loro peso, con la Campania sempre più centrale nello sviluppo di eolico e fotovoltaico. Più lento l’automotive, anche se dallo stabilimento di Avellino arrivano segnali di recupero, con previsioni di produzione in aumento nel 2026.
Turismo in piena espansione
Il turismo vive una fase di rinnovata vitalità. L’alta velocità ha cambiato le abitudini di viaggio, favorendo spostamenti rapidi tra le diverse mete regionali. L’aeroporto di Salerno e il porto di Napoli, trainato dalle crociere, completano un’offerta sempre più integrata. Resta però il problema dell’equilibrio territoriale, con Napoli sovraffollata e le aree interne che faticano a intercettare i flussi. Sul futuro pesa il nodo del capitale umano. Le imprese cercano tecnici e informatici, ma molti giovani continuano a lasciare la regione. Secondo De Vizia, una risposta può arrivare dagli Its, che in alcuni casi garantiscono occupazione immediata ai diplomati. In questo quadro, viene guardata con interesse anche la riforma dell’istruzione tecnica sostenuta dal ministro Giuseppe Valditara, orientata a rafforzare il legame tra scuola e impresa.
La sfida internazionale
Se il clima tra gli imprenditori è improntato a un cauto ottimismo, le preoccupazioni si spostano sullo scenario globale. Il rischio, avverte De Vizia, non è tanto legato ai dazi americani quanto alla pressione competitiva dei Paesi emergenti, in particolare asiatici, che potrebbero riversare sui mercati europei produzioni oggi escluse da altri sbocchi. Una sfida che la Campania dovrà trasformare in opportunità per non disperdere il vantaggio accumulato.
