PNRR in Campania, il vero scandalo non è il ritardo ma l’opacità

Cantieri, progetti e pagamenti: numeri enormi, responsabilità sfocate e la verità negata

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Il Piano avanza a colpi di miliardi ma senza una mappa leggibile dei cantieri. Tra ReGiS, BDAP e riusi dei dati, lo Stato sa tutto ma non lo dice

C’è un equivoco di fondo, ormai insostenibile, nel racconto pubblico sul PNRR in Campania. Si continua a parlare genericamente di “ritardi”, di “accelerazioni necessarie”, di “fare presto”, ma si evita accuratamente il nodo vero: nessuno oggi è in grado, o disposto, a dire con chiarezza chi è in ritardo, su quale cantiere, per fare cosa e perché. Ed è questa l’anomalia più grave, prima ancora dei cronoprogrammi sforati.

I numeri, quelli sì, sono imponenti e ben noti. Oltre 27 mila progetti PNRR territorializzati in Campania, più di 23,5 miliardi di euro di spesa prevista, quasi dieci miliardi concentrati sulle infrastrutture. Ma questa massa sterminata di interventi è diventata una cortina fumogena dietro cui si perde la distinzione fondamentale tra ciò che è davvero un cantiere e ciò che è un progetto su carta, un incentivo, un servizio, una voce contabile. Parlare di “cantieri PNRR” senza separare questi piani non è solo imprecisione: è una forma di autoassoluzione preventiva.

Lo Stato possiede gli strumenti per fare chiarezza, ma li tiene separati. Da un lato ReGiS, il sistema ufficiale del PNRR pubblicato su Italia Domani, che monitora progetti, milestone e target. Dall’altro la BDAP della Ragioneria, accessibile tramite OpenBDAP, che racconta l’universo delle opere pubbliche e dei pagamenti. In mezzo, riusi preziosi come OpenPNRR, che dimostrano una cosa semplice e imbarazzante: la trasparenza tecnica è possibile, se lo si vuole davvero.

E invece no. Dal dicembre 2024, per scelta normativa, i CUP PNRR monitorati su ReGiS non transitano più nella BDAP. Tradotto: il cittadino, l’analista, il decisore locale non possono più seguire in modo lineare il percorso che va dal finanziamento al cantiere, dal cantiere al pagamento. È una frattura artificiale, che non nasce da un limite tecnologico ma da una decisione amministrativa. E ogni frattura, in un sistema complesso, produce irresponsabilità.

Il risultato è paradossale. In Campania, guardando alle sole opere pubbliche monitorate in BDAP, oltre il 63 per cento dei CUP risulta associato ad almeno un pagamento. Ma nessuno può dire quanti di questi siano PNRR, quanti no, quanti siano cantieri realmente aperti e quanti solo anticipi, progettazioni, spese preliminari. Allo stesso modo, migliaia di progetti PNRR risultano formalmente “attivi”, ma senza una rappresentazione pubblica chiara dello stato fisico dei lavori. È il trionfo dell’ambiguità amministrativa.

Qui non basta più invocare l’urgenza. Fare presto, senza fare chiarezza, significa solo correre verso il muro. Servono nomi, ruoli, responsabilità. Serve dire quali soggetti attuatori non hanno bandito, quali stazioni appaltanti sono ferme, quali Comuni non hanno personale, quali ministeri hanno accumulato colli di bottiglia autorizzativi. Serve una mappa pubblica dei cantieri veri, non una sommatoria indistinta di progetti.

Il PNRR nasce come piano di trasformazione e di rottura con le prassi opache del passato. In Campania, oggi, rischia di replicarle su scala più grande e con più soldi. Non è accettabile che a due anni dalle scadenze decisive si discuta ancora di perimetri, di proxy, di caveat metodologici. La tecnologia c’è, i dati ci sono, le piattaforme esistono. Manca una sola cosa: la volontà politica di esporre i ritardi alla luce del sole.

Perché la verità è semplice e scomoda. Finché non si saprà pubblicamente chi è indietro e perché, il PNRR resterà un racconto autoreferenziale. E ogni giorno perso non sarà un generico “ritardo del sistema”, ma una responsabilità precisa che qualcuno, prima o poi, dovrà assumersi.