Campania, coste sotto assedio: 88 eventi estremi dal 2010

Napoli tra le città più colpite d’Italia, mentre erosione e mareggiate minacciano i litorali

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Il rapporto di Legambiente colloca la regione al sesto posto nazionale. Nel capoluogo censiti 27 episodi in sedici anni. L’associazione chiede risorse e un piano specifico per adattare le coste alla crisi climatica

La crisi climatica stringe la Campania tra mareggiate, allagamenti e raffiche di vento sempre più intense. Dal 2010 al 2026 lungo le coste regionali sono stati registrati 88 eventi meteorologici estremi, un dato che colloca il territorio al sesto posto in Italia. Napoli, con 27 episodi, è inoltre tra le città costiere maggiormente colpite del Paese.

Il quadro emerge dal rapporto “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane”, realizzato da Legambiente insieme all’Osservatorio Città Clima. L’analisi mostra una pressione crescente sui litorali, dove gli effetti del riscaldamento globale si sommano all’erosione, al consumo di suolo e alla forte urbanizzazione.

La Campania nella mappa del rischio

Nel Mezzogiorno si concentra la parte più grave dell’emergenza. La Sicilia guida la classifica nazionale con 232 eventi estremi, seguita da Puglia e Calabria. Subito dopo Liguria e Lazio compare la Campania, con 88 fenomeni censiti nell’arco di sedici anni.

Il dato regionale comprende realtà molto diverse, dal litorale domizio alle coste flegree e vesuviane, fino alla penisola sorrentina, alla Costiera amalfitana e al Cilento. Territori nei quali spiagge, infrastrutture, abitazioni e attività turistiche si trovano esposti a mareggiate violente, piogge concentrate e dissesto idrogeologico.

A Napoli gli episodi registrati dal 2010 sono 27. Soltanto Genova, Bari, Palermo e Agrigento presentano numeri più elevati. Il primato negativo del capoluogo campano riflette la particolare vulnerabilità di una fascia costiera densamente costruita, nella quale strade, porti e quartieri residenziali si affacciano direttamente sul mare.

Mareggiate e allagamenti sempre più frequenti

A livello nazionale, 308 località costiere su 643 sono state interessate da almeno un evento estremo. Dal 2010 al 2026 il totale ha raggiunto quota 1.073, pari a oltre un terzo di tutti gli episodi rilevati in Italia nello stesso periodo.

Gli allagamenti provocati dalle piogge intense rappresentano il fenomeno più frequente, con 404 casi. Seguono 286 trombe d’aria e 107 mareggiate. Il confronto con gli anni precedenti conferma un’accelerazione: i comuni costieri coinvolti erano il 37,3 per cento nel 2023, mentre nel 2026 la quota è arrivata al 48 per cento.

Particolarmente marcata è la crescita degli eventi legati al mare e al vento. Negli ultimi cinque anni le mareggiate censite sono aumentate del 550 per cento, mentre le raffiche particolarmente dannose hanno segnato un incremento dell’80 per cento.

Le precedenti edizioni del rapporto avevano già documentato l’aumento progressivo degli eventi estremi nei comuni costieri e il legame tra crisi climatica, erosione e crescente esposizione delle infrastrutture.

Spiagge arretrate e difese insufficienti

L’erosione costituisce una delle minacce principali anche per la Campania, dove il restringimento degli arenili mette a rischio ecosistemi, stabilimenti balneari e attività economiche legate al turismo. Secondo i dati dell’Ispra richiamati da Legambiente, negli ultimi cinquant’anni lungo i litorali italiani sono scomparsi più di 40 milioni di metri quadrati di spiaggia.

Il problema non può essere affrontato soltanto attraverso interventi di emergenza o ripascimenti eseguiti dopo le mareggiate. Le opere rigide costruite senza una pianificazione complessiva possono infatti spostare l’erosione verso tratti vicini, aggravando la vulnerabilità della costa.

Già negli anni passati Legambiente Campania aveva denunciato la fragilità dei litorali regionali e chiesto una strategia capace di integrare difesa delle spiagge, gestione urbanistica e tutela degli ambienti naturali.

La richiesta di un piano nazionale

L’associazione ambientalista sollecita l’approvazione di un piano nazionale di adattamento dedicato specificamente alle coste. Accanto agli strumenti di programmazione, vengono richieste risorse certe per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e sostenere gli enti locali.

Per la Campania la sfida riguarda anche la revisione delle politiche urbanistiche nelle aree maggiormente esposte, il recupero delle dune e degli ambienti naturali, il monitoraggio continuo della linea di costa e la protezione delle infrastrutture essenziali.

Senza una strategia coordinata, avverte il rapporto, gli eventi estremi continueranno a trasformarsi in emergenze ricorrenti, con costi crescenti per cittadini, amministrazioni e imprese. Le spiagge non rappresentano soltanto una risorsa turistica, ma costituiscono la prima difesa naturale contro l’avanzata del mare.