"In Campania dobbiamo fare un passo avanti nella presa in carico delle persone affette da fibrosi polmonari. Per questo ho presentato una mozione che impegna la Regione a costruire una rete clinico-assistenziale strutturata e omogenea, capace di garantire diagnosi tempestive, continuità delle cure e maggiore prossimità ai pazienti".
Lo dichiara la consigliera regionale della Lega Michela Rostan, illustrando la mozione presentata in Consiglio regionale sul rafforzamento della rete per le interstiziopatie polmonari fibrosanti e sull'adozione di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale dedicato alla fibrosi polmonare idiopatica e alle forme a fenotipo fibrosante progressivo.
"Parliamo di patologie complesse, progressive e fortemente invalidanti, nelle quali il tempo della diagnosi può fare la differenza - spiega Rostan.
Oggi persistono differenze territoriali nell'accesso ai percorsi specialistici e una parte dei pazienti è ancora costretta a rivolgersi a strutture fuori regione per prestazioni ad alta specializzazione, con un ulteriore peso economico, organizzativo e umano per le famiglie.
La mozione propone la revisione dei percorsi esistenti (Pdta fibrosi polmonari idiopatiche) nonché la implementazioni dei percorsi di tutte le fibrosi polmonari con l'istituzione di un tavolo tecnico multidisciplinare e la definizione di una rete Hub & Spoke per diagnosi, presa in carico e follow-up. Tra le proposte anche la costituzione dei cosiddetti “Fibrosis Board”, con pneumologi, radiologi, reumatologi e altri specialisti, oltre al potenziamento della riabilitazione respiratoria, dell'assistenza domiciliare, dell'ossigenoterapia e della telemedicina”.
“La parola chiave deve essere integrazione - conclude la consigliera della Lega. Il paziente non può essere costretto a muoversi da solo tra ospedale, territorio, specialisti e servizi. Deve essere il sistema sanitario a costruire intorno alla persona un percorso chiaro e continuo.
Dobbiamo inoltre prestare particolare attenzione alle aree interne e ai territori più lontani dai grandi centri ospedalieri, perché il luogo in cui si vive non può determinare la possibilità di accedere alle cure. Per questo servono obiettivi e tempi di attuazione definiti. La rarità e la complessità di una malattia non possono tradursi in una rarità dei diritti”.
