"I Centri di Salute Mentale (CSM) dovrebbero rappresentare la prima linea di difesa, prevenzione e cura sul territorio italiano. Istituiti per garantire l’assistenza psichiatrica, la riabilitazione e il reinserimento sociale, i CSM hanno per legge la competenza di intercettare il disagio psichico prima che degeneri. Eppure, i servizi territoriali sono spesso incapaci di fare prevenzione attiva. Il risultato di questo abbandono è drammatico: la sofferenza psichica si trasforma in un’emergenza di ordine pubblico, moltiplicando i ricoveri ospedalieri e i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO)". Ad affermarlo è il docente universitario campano Leone Melillo.
Il bias statistico e il nesso causale dell’abbandono.
"L’inganno risiede innanzitutto nei dati ufficiali. Le statistiche ministeriali che confrontano la totalità dei soggetti psichiatrici con quelli effettivamente seguiti dai CSM mostrano un limite metodologico strutturale. Questa comparazione esclude per definizione il “sommerso”: coloro che non hanno mai avuto accesso ai servizi perché isolati, non coscienti della malattia o non intercettati da alcuna rete.
Il nesso di causa ed effetto tra il malfunzionamento del CSM e l’impennata dei TSO emerge proprio in questo vuoto di presa in carico:
1. mancanza di continuità: quando il presidio territoriale non effettua visite domiciliari regolari né monitoraggi proattivi, il paziente sperimenta una destrutturazione psichica profonda e invisibile;
2. deriva emergenziale: senza una terapia modulata nel tempo, l’unica intercettazione del malato avviene nel momento acuto della crisi psicotica;
3. l’esplosione dei TSO: il vuoto assistenziale scarica l’intera pressione sui Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) degli ospedali. Il TSO smette così di essere una misura eccezionale e protettiva, tramutandosi nell’improprio e traumatico surrogato di una sanità territoriale inesistente".
Le garanzie violate.
Sull’urgenza di questo cortocircuito è intervenuto con fermezza il professor Leone Melillo, accademico impegnato nella ricerca internazionale sulle pratiche di riabilitazione sociale e psichiatrica. A seguito delle recenti pronunce della Corte Costituzionale sul tema dei trattamenti coattivi, il professor Melillo ha denunciato come l’attuale gestione richieda una nuova architettura delle garanzie giuridiche strutturata rigorosamente sui principi costituzionali. Secondo Melillo, l’azione terapeutica non può essere sostituita da un mero controllo burocratico o da interventi d’urgenza che violano la dignità della persona.
In un recente incontro con Andrea Ostellari, Melillo si è anche soffermato sul delicatissimo tema della compatibilità, con il regime carcerario, dei soggetti affetti da disturbo mentale e sul drammatico passaggio dal manicomio alla detenzione. Una questione, quest’ultima, che sfuma e si differenzia dall’assistenza civile quotidiana dei CSM storici, ma che evidenzia il medesimo Dna comune: lo smarrimento dei pazienti più gravi quando i servizi dello Stato non funzionano a dovere.
Un nuovo modello territoriale per superare la crisi.
"Per scardinare questo status quo e salvare il sistema psichiatrico dall’implosione, bisogna capovolgere l’attuale paradigma organizzativo, attraverso interventi mirati e strutturali. Occorre abbandonare la logica dell’intervento puramente reattivo, in cui il CSM si attiva solo a crisi già manifestata. La svolta operativa richiede l’istituzione di vere e proprie Unità Mobili di Prossimità Consapevole, capaci di operare direttamente sul campo attraverso uno screening precoce nei contesti sociali e un monitoraggio domiciliare continuo, intercettando il disagio sul nascere e azzerando i fattori scatenanti che conducono al Tso.
Infine, l’azione di riforma deve spezzare il profondo isolamento in cui versano le attuali strutture assistenziali, spesso separate dal tessuto civile e comunitario dei territori. È necessaria la firma di protocolli integrati e stabili che colleghino stabilmente i Centri di Salute Mentale con i medici di medicina generale, i servizi sociali del comune e le autorità giudiziarie. Soltanto attraverso questa rete di protezione integrata sarà possibile garantire una presa in carico globale che tuteli la dignità della persona in pieno accordo con i dettami della Costituzione, trasformando la psichiatria da mera gestione dell’ordine pubblico a effettivo servizio di prossimità".
