Pos portatili e furti contactless, tra Napoli e province chi alimenta la psicosi

Pos portatili e furti contactless, tra Napoli e Roma ritorna la psicosi

pos portatili e furti contactless tra napoli e province chi alimenta la psicosi

Tornano i timori sui presunti furti con Pos portatili contactless. Un caso recente riaccende l’attenzione, ma tra limiti tecnici, tracciabilità e responsabilità bancarie la dinamica è meno semplice di quanto sembri

Il ritorno ciclico di una paura. È una storia che torna con regolarità quasi matematica. Cambiano le città, cambiano i contesti, ma il copione resta lo stesso: la sensazione di poter essere derubati senza accorgersene, semplicemente camminando per strada, mentre qualcuno avvicina un Pos portatile a una tasca o a una borsa. Negli ultimi giorni il tema è riemerso con forza, alimentato da segnalazioni e racconti che si rincorrono tra cronaca locale e social network.

Il caso di Napoli che riaccende l’attenzione
A far scattare di nuovo l’allarme è stato un episodio denunciato nell’area napoletana. Un commercialista di San Giorgio a Cremano ha raccontato di essersi accorto del presunto furto solo grazie alla vibrazione dello smartphone: una notifica dell’app bancaria segnalava un pagamento da 50 euro effettuato tramite Pos. Nessun contatto evidente, nessuna richiesta di Pin. Un dettaglio sufficiente a rilanciare l’idea di un furto “invisibile” e tecnologico.

Un precedente che pesa
Non si tratta, però, di un racconto isolato nel panorama delle cronache. Nell’agosto scorso, a Sorrento, una donna fermata per il furto di una banconota da 100 euro era stata trovata in possesso di un Pos portatile. Il dispositivo era finito agli atti dell’indagine come possibile strumento per frodi. Un episodio che ha contribuito a dare sostanza a un timore spesso liquidato come leggenda urbana.

Bufale, video virali e confusione
A complicare il quadro è la sovrapposizione costante tra fatti accertati e contenuti fuorvianti. La scorsa estate erano tornati virali vecchi video presentati come girati in Italia, ma in realtà provenienti da altri Paesi o sospettati di essere messinscene costruite ad arte. Filmati che mostrano pagamenti effettuati “a distanza”, senza consenso, e che alimentano una percezione distorta del fenomeno, più emotiva che informata.

È davvero possibile rubare così?
La risposta, questa volta, va data senza ambiguità: sì, la pratica è tecnicamente possibile, ma non nel modo semplice e “miracoloso” raccontato online. Un pagamento contactless senza Pin può avvenire solo entro soglie di importo molto basse e in condizioni precise, con la carta fisicamente molto vicina al lettore. Ogni transazione è registrata, associata a un terminale e a un esercente identificabile. Non esiste, quindi, un furto anonimo e privo di tracce.

I limiti che spesso non vengono raccontati
I sistemi di pagamento elettronico prevedono contromisure strutturali: limiti automatici, richieste periodiche di autenticazione, possibilità di contestazione e rimborso. Inoltre, un Pos non è uno strumento neutro: richiede una registrazione, un conto di appoggio, una connessione e lascia una scia bancaria facilmente ricostruibile. Per chi tenta una frode, il rapporto tra rischio e guadagno è sfavorevole, ed è uno dei motivi per cui questi episodi restano circoscritti.

Carte e smartphone, due scenari diversi
C’è poi una distinzione fondamentale che spesso viene ignorata. Con gli smartphone la possibilità di un addebito “passivo” è molto più remota, perché i principali sistemi di pagamento richiedono sblocco e autenticazione biometrica o tramite codice. I casi più credibili riguardano soprattutto le carte contactless fisiche e micro-importi, scoperti quasi sempre grazie alle notifiche in tempo reale.

Tra cronaca e allarme
I fatti esistono e vanno raccontati, ma vanno anche inquadrati. I tentativi di frode con Pos portatili non sono una fantasia, ma nemmeno un’emergenza fuori controllo. Il rischio reale è che episodi isolati, se amplificati senza contesto, alimentino una psicosi collettiva che non aiuta a capire, né a prevenire. In mezzo, come spesso accade, c’è una zona grigia fatta di tecnologia, percezione e informazione incompleta.