L'amore è una sfida e disinnamorarsi una patologia

E' un'epoca di narcisismo spinto, si pensa a sé, ognuno mette al primo posto i propri interessi.

l amore e una sfida e disinnamorarsi una patologia

Si sacrifica il bene comune nell’illusione che questo faccia stare meglio. Lo racconta e con leggerezza il film “Il piano di Maggie”.

di Maria Teresa Grasso

“Ho la patologia del disinnamorarsi?”, chiede Maggie (Greta Gerwig) al suo migliore amico Tony, nel film “Il piano di Maggie”, di Rebecca Miller. Una commedia che, attraverso l’obiettivo di essere un film leggero, rappresenta situazioni, eventi, relazioni in un modo tanto leggero da evidenziare una dimensione che caratterizza i rapporti d’amore dei nostri tempi: la dimensione narcisistica. Maggie è una giovane donna di 30 anni che vive a New York, ha un lavoro soddisfacente ed ha deciso di avere un figlio a prescindere dalla relazione con un uomo. Pianifica dunque di diventare mamma da sola. L’amico più volte le ripete che, come donna, non ha fretta, che può aspettare ancora qualche anno prima di prendere questa decisione, ma Maggie vuole rispondere immediatamente al suo bisogno di diventare mamma. Il piano salta perché Maggie si innamora di un uomo John, sposato con due figli, in crisi con la moglie. La regista a questo punto, bypassando qualsiasi tipo di difficoltà, di sofferenza, di pensiero, ci presenta direttamente la situazione dopo qualche anno: Maggie e John si sono sposati, hanno una bambina e Maggie si occupa tranquillamente della figlia e molto spesso anche dei figli di John. Tutto è perfetto, come per magia. Questo accade nel film e questa è la fantasia che spesso sottende le nostre scelte d’amore: tutto deve corrispondere alle nostre aspettative e deve avvenire senza fatica, senza difficoltà, e soprattutto senza una conoscenza profonda di sé e dell’altro. L’altro diventa un oggetto su cui proiettare i nostri bisogni e nel momento in cui ci accorgiamo che anche l’altro ha desideri, ha fantasie, insomma “esiste”, e si discosta per questo dalla nostre proiezioni, allora ci “disinnamoriamo”, per dirla con Maggie e cambiamo oggetto. Il rischio è che, se non diventiamo consapevoli di queste modalità, ripeteremo l’esperienza all’infinito. Nella società narcisistica ognuno pensa a sé, ognuno mette al primo posto i propri interessi sacrificando il bene comune nell’illusione che questo faccia stare meglio. Cambiamo continuamente partner in nome di una libertà personale priva di vincoli e di limiti. Viviamo di eccitazioni effimere e di conseguenti disillusioni. Nel film Maggie e John inizialmente sembrano innamorarsi dopo essersi conosciuti davvero, e dunque in modo profondo, ma in realtà i loro incontri, in cui John racconta del romanzo che vuole scrivere da anni e che non riesce a finire perché deve stare dietro alle esigenze egoistiche della moglie e Maggie ascolta entusiasta, assolvono più ad un bisogno di “riconoscimento” che entrambi nutrono piuttosto che ad un interesse reale e profondo per l’altro. John vuole una spettatrice-lettrice del suo talento e Maggie una persona di cui prendersi cura; cosa che può distoglierla dall’occuparsi di se stessa e da ciò che vuole davvero. Certo, i rapporti di amore, di amicizia, di affetto, si basano sempre anche su una dimensione di bisogno, ma se questa è il motivo principale, o addirittura unico, dell’unione tra due persone, una volta soddisfatto il bisogno, la relazione è destinata a fallire. L’amore è una cosa complessa dice Tony a Maggie, mentre lei riduce tutto ad una pianificazione fredda e superficiale della vita sua e di quella degli altri. Lo fa in modo simpatico, si tratta di una commedia dicevamo, ma quando ciò avviene nelle nostre vite per poter sorriderci su è necessario pensarle le relazioni e non solo agirle. L’amore non può funzionare solo su presupposti narcisistici. L’esperienza amorosa, dice Massimo Recalcati, nasce dalla nostra capacità di accogliere l’altro come “qualcuno che non mi completa affatto, ma che mi de-completa”. Ma questa è un’esperienza che spaventa, che disorienta, che destabilizza. “Non si tratta di fare Uno, ma di fare Due”. Questa è la sfida. Possiamo scegliere, se pianificare o amare.