La spaccatura politica e istituzionale è totale. La Conferenza Unificata ieri ha dato il via libera preliminare all'autonomia differenziata in materia di "tutela della salute" per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Un voto a maggioranza semplice che ha visto la Campania guidare il fronte del "No" insieme alle altre cinque regioni di centrosinistra, segnando un punto di non ritorno che mette a rischio la tenuta stessa del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
La lettera di Fico e il nodo dei finanziamenti
Poche ore prima della riunione, il governatore campano Roberto Fico (insieme al pugliese Decaro) ha inviato una dura missiva al presidente Massimiliano Fedriga. L’accusa è chiara: basare la riforma su accordi del 2017-2018 significa "cristallizzare squilibri storici". La posizione della Campania è netta: non può esserci devoluzione senza aver prima definito e finanziato i Lep (Livelli Essenziali delle Prestazioni), come stabilito dalla sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale. Senza questo passaggio, il rischio è la desertificazione sanitaria del Mezzogiorno.
Il dossier Campania: 400 milioni in meno e vite più brevi
I numeri portati sul tavolo da Palazzo Santa Lucia delineano la disparità territoriale su cui per anni si è incentrata la battaglia del predecessore di Fico, Vincenzo De Luca. In Campania la media di aspettativa di vita è di 81,4 anni, contro gli 83,9 della Lombardia. Due anni e mezzo "persi" a causa del divario assistenziale. La Campania denuncia un ammanco di circa 400 milioni di euro l'anno nei riparti nazionali. Il timore principale è l’"effetto calamita" per i camici bianchi. Con l'autonomia, le regioni ricche potrebbero offrire stipendi più alti ai medici innescando una migrazione interna di medici e infermieri verso il Nord, lasciando gli ospedali campani sguarniti.
Le cinque leve del Centrodestra
Nonostante le barricate campane, il blocco di centrodestra ha blindato lo schema delle "cinque leve" che regoleranno l'intesa decennale:
Tariffe flessibili: Possibilità di rimborsare cliniche e ospedali con indici diversi da quelli nazionali.
Gestione interventi: Piena autonomia sui fondi per edilizia sanitaria e tecnologia.
Fondi integrativi: Risorse extra per prestazioni oltre i Lea.
Assunzioni e stipendi: Libertà di aumentare le buste paga del personale sanitario.
Riallocazione risparmi: Possibilità di reinvestire i risparmi su altri capitoli di spesa.
Il paradosso: l'uscita dal Piano di Rientro
Lo scontro arriva in un momento paradossale per la Campania. Dopo quasi vent'anni, la regione è finalmente uscita dal Piano di Rientro, grazie a un'intesa tra Fico e il ministro della Salute Orazio Schillaci. Un risanamento contabile che ora rischia di essere vanificato dal nuovo assetto dell'autonomia differenziata. Mentre il Governo rassicura con uno stanziamento di 143 miliardi per il 2026 e piccoli aumenti in busta paga, i sindacati e i rappresentanti delle professioni sanitarie definiscono le misure "assolutamente insufficienti". La battaglia per il diritto alla salute in Campania si sposta ora dal tavolo tecnico a quello politico e, con ogni probabilità, legale.
