Si chiude, a oltre due decenni di distanza, il fascicolo su uno dei casi di cronaca nera più efferati del primo decennio degli anni 2000 nel Casertano. I Carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Raffaele Simonelli, Placido Tonziello e Armando Di Puoti.
I tre sono accusati di aver preso parte, nell’aprile del 2004, all’omicidio di Matteo Tesorello, un commerciante di 35 anni la cui morte rappresentò, all’epoca, un segnale inquietante del controllo territoriale esercitato dal clan dei Casalesi.
La trappola mortale e il corpo dato alle fiamme
La ricostruzione effettuata dagli inquirenti delinea un agguato pianificato nei minimi dettagli. Tesorello era stato attirato con l’inganno nei pressi di un impianto sportivo situato tra i comuni di Frignano e Villa di Briano. Qui, la vittima fu raggiunta da colpi di arma da fuoco. Non paghi, gli assassini decisero di occultare il cadavere in modo brutale: il corpo del commerciante fu caricato nel bagagliaio della sua stessa auto e dato alle fiamme. La vettura, con i resti carbonizzati all’interno, fu rinvenuta solo alcuni giorni dopo la denuncia di scomparsa, presentata dai familiari dell’uomo che, quel venerdì, era uscito di casa per alcune commissioni senza mai più tornare.
Il ruolo dei collaboratori di giustizia
L'inchiesta, rimasta ferma per anni in un limbo investigativo, ha subito un’accelerazione decisiva grazie al contributo fondamentale dei collaboratori di giustizia appartenenti al sodalizio criminale. Le loro dichiarazioni hanno permesso ai militari del Nucleo Investigativo di Caserta di far luce non solo sulla dinamica del delitto, ma anche sul movente.
Secondo gli inquirenti, l’omicidio sarebbe maturato in un clima di estrema violenza interna al clan, finalizzato a riaffermare l'operatività del gruppo criminale sul territorio. Gli investigatori avevano ipotizzato fin da subito un legame con la criminalità organizzata, sospetto alimentato anche dai trascorsi familiari della vittima: il suocero di Tesorello, Gennaro De Chiara, era stato infatti ucciso in un agguato di camorra sette anni prima.
