La campanella suona, ma nessuno entra. Davanti all’Istituto Einaudi Chiodo la tensione è altissima fin dalle prime ore del mattino. È il primo giorno di lezioni dopo la tragedia di venerdì scorso, quando uno studente, Abanoub Youssef, 18 anni, è stato ucciso a coltellate all’interno della scuola. Per l’omicidio è accusato un altro allievo dell’istituto, Zouhair Atif. La ferita è ancora aperta e il ritorno in aula appare, per molti ragazzi, semplicemente impossibile. Centinaia di studenti restano compatti davanti al portone, rifiutandosi di varcare la soglia. Le voci si accavallano, la rabbia esplode. «Dovete chiuderla questa porta, quelli là dentro sono complici», urla una ragazza verso l’ingresso. Qualcuno replica che la scuola è un luogo pubblico, ma la risposta è immediata e carica di dolore: «Non lo è più, hanno ucciso un ragazzo e voi siete complici». Gli applausi scandiscono le accuse rivolte al personale scolastico rimasto all’interno dell’edificio. La situazione diventa delicatissima. I carabinieri e le altre forze dell’ordine cercano di contenere la pressione dei ragazzi assiepati davanti all’ingresso. Volano slogan, vengono accesi fumogeni, mentre il coro «Aba vive» rimbalza contro le mura della scuola. Tra i cartelli spicca una scritta che sintetizza la protesta: «I prof sono complici». È un momento di forte emotività, in cui rabbia e commozione si intrecciano senza filtri.
Una città che si stringe attorno agli studenti
Davanti all’istituto non ci sono solo gli oltre seicento studenti dell’Einaudi Chiodo. Arrivano ragazzi da altre scuole, da ogni quartiere di La Spezia, per portare solidarietà e affetto. Sull’asfalto, con la vernice rossa, qualcuno scrive una sola parola: «Giustizia». Dopo una lunga fase di protesta davanti ai cancelli, gli studenti decidono di lasciare l’ingresso e di sfilare in corteo per le strade della città, allontanandosi dalla zona dell’istituto. Alla vigilia del rientro, la dirigente scolastica Gessica Caniparoli aveva inviato una comunicazione alle famiglie e agli studenti attraverso il registro elettronico. Un messaggio che annunciava l’accoglienza e «un percorso di elaborazione del tragico lutto» che ha colpito la scuola. «Saranno giorni in cui impegnarci per essere concretamente vicini alla famiglia di Abanoub», aveva scritto la preside, assicurando che le misure messe in campo garantiranno la sicurezza degli studenti grazie al supporto del ministro Giuseppe Valditara e delle istituzioni. L’appello finale è rivolto agli studenti e alle famiglie: «Abbiamo bisogno di voi», un invito a non lasciare soli docenti e personale, anch’essi travolti dalla tragedia.
